Gaspare Colosimo, il quasi presidente del Consiglio

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Gaspare Colosimo, presidente del consiglio

Deputato per il comune lametino di Serrastretta, sarà più volte ministro nei governi d’inizio XX secolo divenendo nel 1919 per pochi mesi presidente del Consiglio supplente.

Gaspare Colosimo nacque a Colosimi (Cs) l’8 aprile 1859 da Pietro Paolo, avvocato, e Artemisia Colosimo, entrambi agiati esponenti della borghesia agraria calabrese. Rimasto orfano del padre in tenera età, si trasferì a Napoli dallo zio paterno Domenico, giudice di Cassazione, e qui frequentò il prestigioso collegio Vittorio Emanuele, avendo per insegnanti eminenti intellettuali quali Vincenzo Padula e il latinista e grecista insigne Giovanni Petroni.

In questi anni Colosimo professò idee repubblicane e frequentò i circoli politici della Sinistra Storica. Ben presto, però, si ricredette convertendosi all’ideale monarchico e divenendo stretto collaboratore di Gennaro Sambiase Sanseverino, duca di Sardonato, potentissimo esponente politico napoletano, che lo introdusse, assieme ai buoni uffici dell’On. Pietro Rosano (cognato di Colosimo), negli ambienti vicini al futuro presidente del Consiglio Giovanni Giolitti.

Nel frattempo Colosimo conseguì la laurea in Giurisprudenza, e allo studio affiancò un intensa attività giornalistica, collaborando con diverse testate quali Lombardia di Milano, il Fascio della democrazia di Roma, il Secolo di Milano e soprattutto alla Lanterna, che lui stesso fondò nel 1882 e che chiuse, però, dopo poche pubblicazioni. Durante l’esercizio dell’avvocatura partecipò e vinse numerosi e importanti processi celebrati in Italia a cavallo fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Fra i tanti, nel 1899 il Colosimo difese il giovane poeta Michele Pane da Decollatura (CZ) per diffamazione, riuscendo a far commutare la pena con una semplice multa che poi cadde in prescrizione.

Intanto sposò Tommasina Grandinetti, nipote di Francesco Saverio Arabia, patriota e letterato originario di Dipignano (Cs), da cui ebbe quattro figli: Artemisia, Domenico, Maurizio e Paolo.

Colosimo da giovane

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La carriera politica

Gaspare Colosimo iniziò la sua carriera politica nel 1889 come consigliere provinciale per il distretto di Casoria (Na), mentre nel 1891 sarà consigliere comunale a Napoli. Ma il grande salto avverrà l’anno dopo, nel 1892, dove si candidò nel collegio di Serrastretta (Cz), senza avere concreti competitori, se non nel 1912 Nicola Nicotera di Martà e nel 1913 Salvatore Renda, che entrambi lo sconfissero nel collegio di Nicastro (ora Lamezia Terme). Eletto però per il collegio elettorale di Serrastretta (CZ) nello stesso 1913, nel 1916, dinnanzi le dilaganti manifestazioni popolari contro il prezzo del pane troppo alto a causa della Grande Guerra (1915-1918), si prodigò di inviare solo sei vagoni ricolmi di grano per la città di Nicastro (ora Lamezia Terme) per calmare e sfamare la popolazione stremata. Dal 1892 iniziò dunque una carriera parlamentare lunghissima durata ben nove legislature, dalla diciottesima alla ventiseiesima, fino al 1924.

Ad una scarsa attività parlamentare, limitante solo alle discussioni su proposte di legge a beneficio del Napoletano e della Calabria, come la stesura della legge Provvedimenti per la Calabria del 1908 per inviare aiuti materiali ed economici alla sua terra natale sconvolta da un violento terremoto, il Colosimo avvierà una lusinghiera attività ministeriale in veste di sottosegretario in diversi dicasteri, per poi giungere a ricoprire prima della Grande Guerra il ruolo di ministro delle Poste (1913) e soprattutto della Colonie nel 1916. In questo ruolo dovette affrontare un pesante crisi politica nella colonia della Libia, dove alcune tribù, con l’appoggio e il sostegno militare degli Imperi Centrali, erano riuscite a prendere il controllo della maggior parte della colonia, mentre l’autorità italiana si era ridotta a poche zone costiere. Il Colosimo riuscì a siglare un accordo con le tribù ribelli, elargendo promesse quali la costruzione di moderne infrastrutture e la concessione di un Parlamento sia alla Tripolitania che alla Cirenaica. Di questa esperienza lascerà traccia nelle sue “Memorie Autobiografiche”, che non riuscì a pubblicare e il cui manoscritto è oggi conservato presso l’Archivio di Stato di Catanzaro.

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Colosimo presidente del Consiglio

Colosimo sarà riconfermato al dicastero delle Colonie anche dal nuovo Primo ministro Orlando nel 1919. Durante l’assenza di Orlando, impegnato nelle trattative di pace alla Conferenza di Parigi, il politico calabrese divenne Presidente del Consiglio facente funzioni (9 marzo-23 giugno 1919). In questa veste avviò una bozza di trattative col Vaticano per siglare un accordo che risolvesse la questione Stato Italiano-Chiesa Cattolica. Stroncò un tentativo di un colpo di Stato da parte del generale Giardina.

Monumento a Colosimo nella sua Colosimi (CS)

Eletto per l’ultima volta deputato nel 1921, dove in tale veste e  nello stesso anno su invito di Salvatore Renda si recherà a Nicastro (ora Lamezia Terme) assieme a Giuseppe De Nava e Antonino Anile per discutere con gli organi locali di una programmazione per bonificare alcune aree malariche della regione, nel 1924 non riuscì a far inserire il suo nominativo fra i candidati del Listone Nazionale fascista, per l’opposizione del potente gerarca calabrese Michele Bianchi che preferì inserire il potente ministro del Tesoro uscente Giuseppe De Nava. Per la sua lunga carriera politica riceverà moltissimi titoli onorifici, fra tutti il più prestigioso fu quello di senatore del regno di terza categoria. Si ritirò a Napoli, dove visse gli ultimi anni nell’istituto per ciechi dedicato alla memoria del suo primogenito Paolo, morto prematuramente. Si spense il 7 settembre 1944. Oltre che nella sua Colosimi (CS) dove è stato eretto in suo ricordo anche un busto, esistono delle vie a lui dedicate a Napoli, Catanzaro e Martirano Lombardo (CZ) e una piazza in Accaria Rosario (frazione di  Serrastretta -CZ).

Matteo Scalise

 

 

 

 

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