Martedì 11 Agosto 2020

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Il gioco del nascondino: ovvero, l’Ammucciatella

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Il gioco del nascondino: ovvero, l’Ammucciatella

Il gioco del nascondino: ovvero, l’Ammucciatella

Senza rendercene conto, sin da piccoli, ci alfabetizzavamo alla storia delle tradizioni popolari più antiche: i Romani la chiamavano latibulo (lett. “nascondersi”), mentre i Greci, stando all’attestazione di Polluce, Apodidraskinda. Né mancano attestazioni figurative al riguardo o rievocazioni nostalgiche sotto forma di filastrocche.

Il gioco del nascondino

(Affresco da Ercolano. I sec. d.C. Museo Archeologico Nazionale di Napoli)

Sto giocando a nascondino / con un piccolo bambino / e quando finisco di contare / mi giro, lo vado a cercare / uno, due, tre…/ il nascondiglio chissà qual è…/ quattro, cinque, sei…/ so già dove lo cercherei…/ sette, otto, nove…/ guarderò in ogni dove…/ dieci! Ho finito la conta / ecco arrivo, sono pronta. / Forse è dietro il divano…/ no non c’è, ma che strano! / no non c’è nessun bambino! / Forse il suo nascondiglio / è il buio ripostiglio! / Apro la porta, faccio piano / e nel buio vedo una mano! / Ecco penso, so dov’è / proprio qui il bambino c’è! / Corro in fretta verso la toppa, / io ho vinto, or a lui tocca! (Elena Giulia Gherardini): sembra proprio fatto a bella posta per questa didascalia!

Anche il nome vernacolare del gioco rimanda alla matrice classica: il greco muchios, eschileo, tra l’altro, significa luogo occulto, da nascondiglio, insomma, ed alla stessa idea fa pensare il latino ad mutium, forma volgare di mutum. Quindi, un bel ripasso di Antico, giocando…come educava l’insuperabile Montessori nel suo Metodo! Intuizioni rionali e r(az)ionali, non vogliatemene!

Ma in cosa consiste questo gioco?

Innanzitutto, deve essere svolto in uno spazio ampio e aperto, che offra la possibilità di nascondersi. Circa le regole, poi, esiste un codice gruppale cui nessuno fa obiezioni: unanime e condiviso come il bel valore di una verità di bellezza.

Tramite una conta iniziale si decide chi sarà il primo giocatore a stare sotto. Questi poggia la testa contro un muro (chiamato tana) e, tenendo gli occhi chiusi, inizia a numerare da uno a 100, senza moviolare la progressione..

Alla fine si gira e, dopo aver gridato “via!”,  cerca gli altri che nel frattempo si saranno nascosti. Quando ne trova uno corre alla tana e fa il nome di quel giocatore, ad alta voce, in modo che tutti sentano che è stato squalificato. Di solito il primo scoperto sarà quello a fare il computo al turno successivo.

Se un giocatore raggiunge la tana prima, dichiara “tana” ed è libero. L’ultimo rimasto in gioco, nel momento in cui raggiunge la tana, può dichiarare “tana libera per tutti”, liberando così tutti gli altri precedentemente scoperti.

Storie di piccoli salvatori della patria cittadina: ed oggi?

Non è che, forse, sempre più si prendono gioco di noi?

Mi sa tanto di si, acciderba!

Prof. Francesco Polopoli