#letturedestate L’ultimo giorno o un nuovo inizio? Il primo giorno della mia vita di Paolo Genovese

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Ne Il primo giorno della mia vita Paolo Genovese ci accompagna nel mondo delle ipotesi sul reale mostrandoci come sia possibile dare un nuovo “primo giorno” alle nostre vite.

#letturedestate Se scaviamo bene, abbiamo tutti un motivo per decidere di farla finita. E anche se non ci fosse quella singola ragione, riusciremmo in ogni caso a trovare un movente calzante per la nostra personale, irripetibile e incomprensibile disperazione. I quattro personaggi che animano il romanzo di Paolo Genovese Il primo giorno della mia vita (Einaudi, 2018) sono personaggi in cerca di una fine. Non di un finale. Tutti e quattro tentano, in un modo o in un altro, di porre fine a un’esistenza dalla quale ritengono di non aver ottenuto altro che infelicità.

Napoleon, motivatore di successo, acclamato da un pubblico delirante che pende dall’ottimismo delle sue labbra, si ritrova sul Manhattan Bridge in un fredda notte di pioggia. In bilico tra la vita e la morte, sceglie la seconda senza darsene ragione. Sta per librarsi nel vuoto deciso a non cedere al naturale istinto alla vita quando una mano ignota lo riconduce tra i vivi. Forse.

Medesimo destino tocca a Emily, campionessa olimpionica di ginnastica relegata su una sedia a rotelle, pronta ad abbandonare quel tutto che già il fato le ha strappato: un salto, l’ultimo. Quello conclusivo. Poi Aretha, poliziotta esperta col vuoto nel cuore lasciato dalla perdita prematura di una figlia adolescente. Un colpo e con esso non solo la vita è volata via, ma anche il dolore. Infine Daniel, 12 anni, star degli spot di succhi di frutta, ciccione per scelta dei genitori, diabetico dalla nascita: una macchina per fare soldi, si sente così, tant’è che ingerire un intero scatolo di ciambelle zuccherate senza aver preso la dose quotidiana di insulina pare l’unica via di fuga.

Tutti e quattro dicono addio a quanto conosciuto fino al momento del loro ultimo destino, eppure (loro malgrado) non tutto è finito. Non in maniera irrimediabile. Un uomo misterioso concede al gruppo di vivere ancora una settimana con la possibilità di assistere al proprio funerale, di ripercorrere la propria esistenza e di dare una sbirciata al futuro possibile. La scelta, quella davvero definitiva e irrimediabile, è quindi posticipata di sette giorni.

Una settimana per decidere se vivere o morire. In questa manciata di giorni l’improbabile gruppo impara a conoscersi, a rileggere il proprio cammino, a ritrovarsi e a perdersi fino all’epilogo che per ciascuno sarà differente.

Ne Il primo giorno della mia vita Genovese esplora le paure umane con un linguaggio schietto, assimilabile a quello diretto ed essenziale delle sceneggiature cinematografiche. I sei caratteri sono tratteggiati in maniera minuziosa, tanto da tenere fuori dalla porta il giudizio dissacrante facendo entrare solo il desiderio di capire, di trovarsi in empatia provando a indovinare l’esito finale del singolo percorso.

è una lettura tragicomica nella quale la vera protagonista è l’umanità, densa di incoerenze, felicità e disperazioni.

Daniela Lucia

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