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Ho Perso Il Filo – Vacantiandu

2 min di lettura

Al teatro comunale di Catanzaro è andato in scena -per la rassegna Vacantiandu (in collaborazione con Fatti Di Musica di Ruggero Pegna) – Ho Perso Il Filo con Angela Finocchiaro, una delle attrici comiche più amate del grande schermo, con un bagaglio artistico notevole e di prestigio

Angela è stanca dei soliti ruoli, anche la figlia la prende in giro: “mamma, tu al cinema sei sempre uguale alla vita che conduci”, le dice. Decide di cambiare, e confessa al pubblico che per la serata sarà Teseo e combatterà il Minotauro (la metafora di tutte le sue paure e il suo passato); il gomitolo è la sua vita, e la affida al pubblico sperando di non perdere il filo.

Ma quando entra nel labirinto avviene il caos: strane creature tagliano il filo e Angela entra come in un sogno, impaurita e disorientata, dove inizia il gioco, dove uno dei muri del labirinto con domande e trabocchetti le fa svelare ansie, paure che serviranno per sconfiggere il tanto temuto Minotauro. Non mancano i riferimenti moderni: prodotti bio, scudi creati con carte per gli sconti, tablet e furbi venditori.

Insomma il labirinto diventerà la sua rinascita e il successo dello spettacolo è prevedibile vista la verve comica dell’attrice che tiene perfettamente la scena senza sosta: Angela Finocchiaro sembra instancabile (solo alla fine alla consegna della maschera simbolo della rassegna dei Vacantusi sentiamo un suo “sono sfinita”), il suo personaggio si divide su più stati d’animo senza mai perdere l’ironia e l’originalità.

Una commedia che gioca con il mito, tra danza e fatti quotidiani di una donna che pensa di  aver perso il filo della sua vita. Quasi due ore di spettacolo che ha qualche pecca drammaturgica nella lunghezza e nell’accumulo di temi e spunti, ma che alla fine nel complesso riesce grazie ad una scena scarna e versatile e alle “Creature del Labirinto”: Michele Barile, Giacomo Buffoni, Fabio Labianca, Alessandro La Rosa, Antonio Lollo, Filippo Pieroni, Alessio Spirito, ballerini e attori con un fisico statuario che ad ogni passo portavano il pubblico in un’altra dimensione.

Il pubblico si immedesima e non perde quel filo (se pur tagliato dalle creature) che Angela chiede di trattare e conservare con cura.

 

Valentina Arichetta

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