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L’homo ludens e l’istinto di divertimento. Sotto la lente

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Sotto la lente - Mara Larussa

Al primo scirocco, prematuro, un po’ inquietante ma con l’essenza forte che risveglia i sensi sopiti e la voglia d’aria aperta, senza frenare l’istinto di divertimento si corre fuori, come bambini

Distese ondulate di sabbia, su cui l’oasi della natura fa presa, con cespugli di ginestra gialla e macchie puntinate di microfiori fucsia, bordeaux e lilla, cataste sparse di canne secche, tronchi secolari portati dal mare, come panchine sulla battigia.

Si spalancano gli occhi alla luce, lo iodio stimola l’olfatto, e tutto dà stupore nella sua semplicità.

Tra sassi tondeggianti, leggere pietre pomici, vetrini levigati, il presente si ferma nella mente e riavvolge la bobina dei ricordi, quelli che non sono ordinatamente riposti nel classificatore della memoria, ma che scorrono tumultuosi e adrenalinici nelle vene.

Inizia la magia, inizia il gioco!

Agon, Alea, Mimicry, Ilinx… come in una formula di stregoneria sono le caratteristiche dei giochi, come le definì Roger Callinois, scrittore, sociologo e antropologo francese che nel 1958 pubblicò il saggio “I giochi e gli uomini”, classificando in quattro categorie le diverse componenti che caratterizzano un gioco, rintracciabili separatamente e congiuntamente, tutte accomunate dalla libertà di prendervi parte.

Tra competizione, caso, travestimento e finzione, vertigine e terrore, il gioco è un bisogno primario dell’uomo, che sopravvive soltanto nella realtà fittizia, genuina non distorta.

Un cerchio magico, come lo definì Johan Huizinga, nel suo “Homo ludens”, in cui il gioco è fattore preculturale presente anche tra gli animali.

Funzione immunostimolate, antistress, ludica, didattica, “si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione” sosteneva Platone e tra erbe a piumino, spighette come shuriken, sassi piatti frangi onde e soffioni di tarassaco, si continuano a vivere i giochi antichi e a svelare il vero essere di chi, liberamente, sceglie di giocare con noi e di lasciarsi scoprire.

Mara Larussa