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Il Maschilismo Tossico

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“Maschilismo Tossico”: è questo che, secondo la rivista statunitense Hollywood Reporter, si respira quest’anno a Venezia, durante la 75° Mostra del Cinema.

Parte da qua una querelle (smontata subito) che ha investito il direttore Alberto Barbera: che si è subito preoccupato di smentire il dolo nella mancanza di “quote rosa” tra i film selezionati per il Concorso Ufficiale, dove figura solo una regista donna. La notizia, e l’accusa, non tengono conto, per Barbera, di un dato fondamentale: che tra tutti i film arrivati quest’anno, solo il 21% portava una firma femminile, e che solo l’11% delle opere prodotte solo in America hanno una donna al vertice. Gioco forza, il setaccio porta quindi ad avere risultati come quelli di quest’anno. Che poi il film in questione, The Nightingale (della stessa Jennifer Kent che aveva girato The Babadook, suo film d’esordio) fosse davvero brutto e inutile ha fatto sì che tutto fosse riportato sui giusti binari: senza contare che sia Liliana Cavani che Lina Wertmuller (due registe leggendarie, la prima premiata al Lido con il Premio Bresson, prima donna nella storia del riconoscimento, la seconda prima donna ad avere la nomination all’Oscar con Pasqualino Settebellezze), sia Piera De Tassis (direttore di CIAK e della Festa del Cinema di Roma) hanno smontato il discorso, dicendo giustamente che il problema sta più a monte, ovvero nelle possibilità di accesso al sistema produttivo cinematografico.

Il problema poi è -anche- un altro: il sistema d’informazione massmediatico deforme e sbagliato sui diritti delle donne, spesso lanciati come gossip che lasciano spazio ad una deriva e ad una recrudescenza razzista e misogina che trovano ampio sfogatoio nei social.

A riprova, proprio al termine della proiezione di The Nightingale, un giornalista ha pensato bene di urlare verso le regista, in sala, “vergogna puttana maledetta”: immediato il giusto sdegno di tutti, conseguentemente la Biennale ha deciso di ritirare l’accredito al colpevole. Che si è profferto in scuse confuse (quanto inutili) su fb, subito prima della sua autocancellazione dal social network, e prima del suo licenziamento da parte del giornale per cui si trovava come corrispondente a Venezia.

Niente di grave, sembrerebbe, alla fine: e invece no.

Perché la chiacchiera sui social, la democratizzazione delle opinioni (anche le più idiote), l’impoverimento del pensiero comune, portano proprio a questo: ad aprire la porta a chiunque, a far sì che chiunque trovi spazio, e si senta soprattutto in diritto di poterlo fare, per dare sfogo alle sue frustrazioni e idee.

Aveva visto giusto Umberto Eco, probabilmente: che ben prima del tornado e della web-mania aveva detto: “I Social media (e la comunicazione incontrollata di oggi, aggiungiamo noi) danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività, e venivano subito messi a tacere. Ora invece hanno lo stesso diritto di parola di un premio Nobel. E’ l’invasione degli imbecilli”.

Amen.

 

Valentina Arichetta

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