Speciale nuovo vescovo Lamezia monsignor Schillaci: il rito della ordinazione episcopale

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Breve excursus storico sul rito della consacrazione episcopale che riceverà monsignor Giuseppe Schillaci come avviene oggi e com’era un tempo.

Continuano gli articoli speciali di Storiapop legati alla consacrazione episcopale per sabato 6 luglio prossimo del nuovo vescovo di Lamezia Terme, monsignor Giuseppe Schillaci.

Oggi cercheremo di capire i possibili momenti della complessa liturgia che si celebrerà in base al rituale di consacrazione episcopale oggi vigente.

I tre vescovi consacratori di monsignor Schillaci: da sx Cantafora, al centro Gristina e a dx Bertolone. Foto tratta dal sito web www.diocesilameziaterme.it

Ricordiamo che il novello vescovo lametino sarà consacrato da tre vescovi quali come vescovo – consacratore l’arcivescovo di Catania Salvatore Gristina, mentre co-consacranti saranno l’arcivescovo di Catanzaro – Squillace Vincenzo Bertolone (attuale presidente della Conferenza Episcopale Calabrese) e il vescovo uscente di Lamezia Luigi Antonio Cantafora.

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Il rituale dovrebbe svolgersi nel seguente modo:
Alle h 17:00, per antica consuetudine, il nuovo vescovo di Lamezia Terme monsignor Schillaci presiederà una processione sul corso dell’ex comune di Nicastro, partendo dal monumento della Madonnina in direzione Cattedrale.

Egli infatti, assieme al cardinale Romeo, ai tre vescovi consacratori, ai Canonici del Capitolo Cattedrale, ai presbiteri, i diaconi, i religiosi e religiose diocesani e alle autorità civili e militari, sfilerà in mezzo alla folla dei fedeli assiepata ai lati del corso cittadino fino a giungere in Cattedrale dove i celebranti indosseranno i paramenti liturgici e da li sfileranno nuovamente verso il palco – altare allestito sotto il Duomo.

Saliti sul palco – altare, il vescovo consacratore monsignor Gristina inizierà la prima parte della messa (riti d’introduzione, atto penitenziale, la proclamazione delle letture, del Salmo responsoriale e il canto del Vangelo). Dopo l’eventuale omelia, il vescovo consacratore monsignor Gristina presenterà pubblicamente il candidato all’episcopato monsignor Schillaci e inviterà un presbitero diocesano alla lettura pubblica del Mandato Apostolico (cioè l’autorizzazione del Papa a fare questa consacrazione) a cui seguirà il canto Veni Creator (antico inno di invocazione allo Spirito Santo).

Poi ci sarà la formulazione di alcune domande di rito da parte di monsignor Gristina a monsignor Schillaci, che subito dopo si prostrerà a terra mentre tutti canteranno la Litanie dei Santi.

Concluso il canto delle Litanie, in silenzio, i vescovi consacranti e a seguire tutti i presbiteri imporranno le mani sul capo del candidato (che nel frattempo si metterà in ginocchio).

Fatto ciò, sopra il capo di monsignor Schillaci verrà aperto un Evangeliario, mentre il vescovo consacratore monsignor Gristina reciterà la seguente preghiera:

“Effondi ora sopra questo eletto
la potenza che viene da te, o Padre,
il tuo Spirito che regge e guida:
tu lo hai dato al tuo diletto Figlio Gesù Cristo
ed egli lo ha trasmesso ai santi apostoli
che nelle diverse parti della terra
hanno fondato la Chiesa come tuo santuario
a gloria e lode perenne del tuo nome.”

 Subito dopo ungerà la fronte di monsignor Schillaci con l’Olio Crismale. Seguirà la consegna del libro del Vangelo, dell’Anello episcopale, della Mitria e del Pastorale.

A questo punto monsignor Schillaci dovrebbe scendere dal palco, entrare in Cattedrale per andare a sedersi sulla Cattedra Episcopale sita sull’altare del Duomo lametino. Con questa azione carica di significato simbolico monsignor Schillaci diverrà vescovo effettivo della diocesi di Lamezia Terme. Riceverà poi atto di obbedienza da una piccola rappresentanza della diocesi a cui seguirà poi la firma di un documento che attesti l’effettiva presa di possesso canonico della diocesi e il ritorno di monsignor Schillaci sul palco – altare per il proseguo della messa (liturgia eucaristica e i riti di conclusione), che ora però presiederà direttamente il nuovo vescovo.

A fine messa, monsignor Schillaci sfilerà in mezzo ai fedeli impartendo la benedizione ai presenti.

Questo rituale segue le prescrizioni del Concilio Vaticano II (1962 – 1965), che riformò l’intera liturgia cattolica semplificandola e abolendo molti elementi esteriori non importanti frutto delle aggiunte fatte nei secoli.

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Ricordiamo che ogni vescovo (così come il cardinale e il Papa) ha uno stemma episcopale personale, di solito con un motto latino tratto dalle Sacre Scritture o dai testi dei Padri della Chiesa. Il motto scelto da monsignor Giuseppe Schillaci è “Ministrare non ministrari” cioè “Vengo per servire, non per essere servito”  ed è tratto dal Vangelo di Matteo capitolo 20, versetto 28.

Insegne proprie di ogni vescovo sono l’Anello episcopale e la Croce pettorale, mentre quando presiede la liturgia è l’uso del Pastorale e della Mitria (gli Arcivescovi Metropoliti portano sulla Casula il Pallio).

Si ci rivolge ad un vescovo chiamandolo Eccellenza Reverendissima.

Monsignor Schillaci riceve la Mitria da monsignor Gristina durante la messa di consacrazione episcopale. Foto tratta dal sito web www.diocesilameziaterme.it

Prima delle semplificazioni liturgiche volute dal Concilio Vaticano II il rito di ordinazione episcopale era un po diverso. Esso infatti risaliva al Concilio di Trento (1545 – 1563) ed era molto più elaborato in molti aspetti. Il rito attuale è in vigore dal 1968 per volere di papa Paolo VI.

Un esempio concreto di sostanziale differenza fra i due riti consacratori sta nel fatto che nel rito pre-conciliare (o Tridentino) il novello vescovo indossava oltre all’Anello, alla Mitria e al Pastorale, anche delle scarpe particolari (caligulae) e dei guanti (Chiroteche), una piccola Stola al braccio sinistro detta Manipolo e sotto la Pianeta (o la Casula) indossava altri due paramenti liturgici quali la Tunicella (paramento liturgico dei suddiaconi, ministero oggi abolito) e la Dalmatica (paramento liturgico dei diaconi), per significare nella persona del vescovo la pienezza del sacerdozio.

 

Vescovo cattolico tradizionalista. Si notano la Mitria, la Pianeta, la Tunicella, le Chiroteche e il Manipolo. Alla destra del vescovo un Suddiacono indossa Tunicella e Manipolo.

Dopo il conferimento delle vesti e delle insegne proprie del vescovo seguiva l’Atto di Obbedienza da parte della sua diocesi, in rappresentanza gerarchica: prima toccava al clero (quindi i canonici e i parroci), poi i religiosi e le religiose presenti in diocesi; infine i laici (i rappresentanti dell’Azione Cattolica, delle Confraternite laicali, delle famiglie, ect) i quali sfilavano in fila indiana verso la Cattedra Episcopale del novello vescovo per baciare l’Anello Episcopale in segno di venerazione.

L’uso degli accessori liturgici menzionati (Caligulae, Chiroteche, Manipolo e Tunicella) non è stato formalmente abolito, ma è caduto in disuso e il loro utilizzo è facoltativo.

Ad ogni modo però oggi questo antico rituale di consacrazione episcopale è usato soltanto da un gruppo minoritario di prelati tradizionalisti non in comunione con il Papa.

M. S.

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