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Il significato della parola ‘coprifuoco’ tornata tristemente di moda con la pandemia

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Coprifuoco, una parola sinonimo di guerra e persecuzione, tornata di moda con la pandemia.

La parola “coprifuoco” intesa ai giorni nostri come orario di ritiro nelle proprie abitazioni, nasce nel periodo del Medioevo in quanto le case erano costruite di legno ed il fuoco veniva acceso all’interno delle abitazioni in un buco posto al centro del pavimento. Questo fuoco veniva coperto, per evitare incendi notturni, da placche metalliche, tutto ciò avveniva mediante l’avviso lanciato dalle torri campanarie che suonavano appunto il cosiddetto “coprifuoco”. Un esempio sono le “torri del coprifuoco” come quella di Londra in epoca Tudor all’interno del castello di Windsor, così Enrico VIII ne promulgava l’uso attraverso un’ordinanza specifica.

Nel 1928, l’ufficio del commercio britannico, rimise in atto questa misura alquanto singolare, a causa della crisi del carbone per risparmiare il gas dell’illuminazione, chiudendo ristoranti, locali ecc. Ovviamente la nostra memoria torna indietro di quasi 70 anni, poiché il primo coprifuoco risale all’occupazione nazista di Parigi del 1940-1944, tali e tante erano le sirene disseminate per la città, al fine di far rientrare la gente a casa.

Lo stesso avvenne nel 1943 in Italia, subito dopo la caduta del regime fascista, mediante un proclama del maresciallo Badoglio che imponeva la chiusura dei locali pubblici; gli unici a poter circolare liberamente a piedi erano le levatrici, i sacerdoti se muniti di apposito lasciapassare. Vietate erano anche le riunioni pubbliche con più di tre persone, i cosiddetti “assembramenti” odierni, pena l’arresto ed il processo in un tribunale militare e nei casi più gravi persino l’esecuzione capitale. I tempi sono cambiati, eppure la mente richiama periodi lontani, dove i nostri nonni hanno vissuto davvero molto di peggio. L’errore è dimenticare, credere che tutto sia passato, quando invece quest’ultimo, dovrebbe servire ad insegnarci il valore stesso della parola libertà. Il cantautore e paroliere italiano, Giovanni Lindo Ferretti, noto per essere la voce della band CCCP scrive:

“La libertà è una cosa più complicata dei “diritti”, la libertà è una forma di disciplina. C’è un aneddoto che mi è sempre piaciuto: ti prendo, ti butto in mezzo al deserto e ti dico “vai, sei libero”. Tu non sei libero, anche se in apparenza lo sei. Per essere libero dovresti conoscere le oasi più vicine, sapere dove andare, saperti orientare. Oggi l’uomo è disorientato. Ma questo disorientamento lo chiama “libertà”. Bisogna al contrario essere consapevoli di com’è questo mondo, per tracciare un sentiero che è la tua vera, disciplinata libertà”. 

Riccardo Cristiano