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Il web e la neo-grafia: incontro con Giovanna Villella

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Si è tenuta presso l’Uniter di Lamezia Terme la conferenza “Dalla Poesia Futurista alla Web Scrittura”, a cura della prof.ssa Giovanna Villella.

Il titolo della sua conferenza mette in relazione il futurismo con la web scrittura: ma poi lei dice che le radici di tante di quelle che sembrano novità etimologiche si rintracciano nel latino e nel greco…

Non sono infatti propriamente novità: è solo l’applicazione di cose già esistenti al mondo digitale. Tutte quelle che sono le convenzioni grafiche che noi oggi utilizziamo nella web scrittura non sono state inventate oggi, sono semplicemente riadattate al mondo digitale. Quindi è l’adattamento di un mezzo antico ad uno moderno, con una cifra contemporanea. Non abbiamo inventato nulla: c’erano già sia le parole-immagini che gli ideogrammi, la punteggiatura era stata ampiamente abolita, quindi non possiamo parlare di neo-lingua ma di neo-grafia.

Oltretutto, la web scrittura è impregnata dell’anglofilia tipica di noi italiani, tantissimi vocaboli fanno parte del nostro linguaggio comune ma sono mutuati dalla lingua inglese…

Certo. Ci sono diversi substrati linguistici: ci sono tantissimi prestiti dall’inglese che ormai sono entrati di prepotenza nella lingua italiana, sia prestiti distorti che prestiti che in qualche modo mantengono la loro grafia e funzione originaria variando solo il campo semantico. Ho fatto l’esempio di after, che in realtà significa dopo, ma nel linguaggio degli sms diventa una nottataccia senza dormire… Anche il power, il potere, la potenza: viene utilizzato e applicato in contesti in cui non sarebbe neanche pertinente.

Il nostro linguaggio è così intriso di questo che alcuni vocaboli inglesi vengono utilizzati per comunicare immediatamente il concetto: anche in alcune slide che ha utilizzato, c’era il VS (versus) tipico dell’inglese, anche se poi è addirittura un vocabolo di provenienza latina.

Il latino è la nostra lingua madre: fa parte del nostro modo di esprimersi, mi pare legittimo. Così come mi pare legittimo usare vocaboli non italiani quando è possibile.

Ho fatto l’esempio del verbo compitare, che è la traduzione di spelling: l’ho fatto perché il 99% delle persone non sa che esiste questo verbo! Quando ai miei ragazzi in classe ne parlo, sono perfettamente consapevole che non lo useranno, così come però sono poi consapevole che almeno ne sapranno l’esistenza. Perché io in italiano devo dire “fammi lo spelling della parola?”, se ho il termine esatto e corretto da inserire? E’ ovviamente una provocazione: se i ragazzi conoscono 100 parole poco frequenti è già tanto…

Il web e la neo-grafia: incontro con Giovanna Villella
Il web e la neo-grafia: incontro con Giovanna Villella

Oggi c’è un’analfabetizzazione di ritorno incredibile, purtroppo.

E’ un problema di povertà lessicale: e la colpa non è solamente del discorso digitale, ma perché i ragazzi non leggono.

Lei parlava giustamente del tempo e dello spazio: come oggi si dia una dimensione spaziale al tempo. E quindi con gli sms si utilizzano acronimi o abbreviazioni per fare prima. Il rischio è che poi questa velocità si traduca in ignoranza delle regole base della sintassi, della grammatica.

Esatto! Occorre conoscere entrambi, per discernere dove e quando utilizzare l’una e l’altra. Per decostruire devi prima costruire.

È ovvio! Il tempo ormai è spazializzato per tutti: quando ho scoperto anche io la “fascia oraria delle Bermude” (ovvero, quel lasso di tempo dalle 21.00 alle 2.00 nel quale parecchie persone si “perdono” navigando sul web senza accorgersi del tempo che passa, ndr) sono rimasta affascinata.

Questo poi potrebbe anche sconfinare con l’alienazione, specialmente per chi fa un uso smodato dello smartphone.

Essere, come dicono, always on, sempre connesso, è pericoloso: quando ho affrontato quest’argomento, era parte di una tesi che ho discusso in un corso di perfezionamento. Ma alla base ci sono teorie linguistiche e tantissimi argomenti specialistici, come la teoria della “telepresenza” (ovvero essere presente in qualunque posto al mondo, in tempo reale, anche se ci si trova fisicamente a migliaia di chilometri di distanza da quel posto, ndr), perchè ci sono diversi studi molto approfonditi sull’argomento. Gran parte delle ricerche fatte, ad ogni modo, sono state fatte su testi inglesi: loro, purtroppo per noi, sono almeno vent’anni avanti in questo campo di ricerca.

GianLorenzo Franzì