LameziaTerme.it

Il giornale della tua città



L’imposizione fiscale sul lavoro tra i Paesi Ocse è al 36% del reddito, Italia al 47,8%

2 min di lettura
fisco tasse

L’Italia preleva mensilmente da ogni dipendente e da ogni datore di lavoro, contemporaneamente, il 47,8% del monte reddito.

Comunicato Stampa

Federcontribuenti: ”Tra tutti i Paesi Ocse siamo tra i primi per incidenza fiscale e ultimi per efficienza del sistema economico e soprattutto del sistema fiscale e fortemente sbilanciata sul reddito da lavoro.

L’analisi complessiva degli indicatori di pressione fiscale italiani indicano quanto, rispetto ai colleghi europei, siano al di sopra della capacità reddituale della maggiorparte dei contribuenti con un total tax rate pari al 59,1%.

Ogni contribuente sostiene una pressione tributaria formata da 61 voci classificate come imposte indirette; 34 voci di imposte dirette; 17 voci come imposte in conto capitale per un totale di 112 imposte. Lo stipendio netto di 1.500 euro lordi al mese si riduce a 1040 euro e costa al datore di lavoro il 31% da pagare ogni 16 del mese con F24. Con questi numeri parlare ancora di salario minimo e volontà dei datori di lavoro di non voler pagare i dipendenti è istigare volutamente una maldicenza pur di non affrontare l’urgenza vera dell’Italia, vale a dire il carico fiscale sproporzionato”.

Si contano in 2 milioni le famiglie con busta paga vicino alla soglia di povertà: ”con i redditi fermi da ben 10 anni con gli aumenti su tutti i beni di primo consumo, con l‘aumento di tutte le utenze domestiche e dei carburanti queste famiglie non riescono più ad arrivare a fine mese. Questo significa che nonostante i – premi – bonus, detrazioni, lotterie e incentivi vari la capacità reddituale degli italiani risulta schiacciata e quindi impoverita del 25% rispetto al 2011”.

Oltre alla crescita del PIL in Italia è tornata a galoppare l’ingiustizia sociale e la diseguaglianza. La contabilità italiana è fuori asse poiché non protegge né chi crea forza lavoro e né chi vive di busta paga.

Conclusioni: ”sulle buste paga a monte lo Stato già trattiene le imposte perché imporre una doppia tassazione? Perchè i datori di lavoro oltre allo stipendio devono anche versare allo Stato il 31% dell’assegno del dipendente? Abbassando notevolmente il costo del lavoro il datore potrebbe aumentare i redditi, inoltre potrebbe assumere a contratto invece che a nero un numero maggiore di lavoratori. Che senso ha gridare la crescita del PIL quando in tasca nelle famiglie italiane a fine mese non restano nemmeno gli spiccioli?”

Click to Hide Advanced Floating Content