#letturedestate Migranze e appartenenze in “Isola” di Siri Ranva Hjelm Jacobsen

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Il romanzo “Isola” di Siri Ranva Hjelm Jacobsen mette a nudo l’animo in conflitto del migrante che “si cerca” in un cammino costellato di estraneità e appartenenza.

#letturedestate Come un’isola è quel migrante che, lasciando la propria terra, vi rimane comunque ancorato; restio ad allontanarsene ne conserva nella propria quotidianità le atmosfere, gli odori e gli orizzonti. Ne stipa la lingua come un tesoro, nascondendola agli altri, estranei per lui che è straniero su un suolo che non gli appartiene, la stringe a sé celandola anche alla progenie. Non per vergogna o pudore, bensì per la paura di sgualcirla, quasi fosse l’abito della domenica destinato a rimanere lindo e puro. Immacolato.

“Non avevo il coraggio di domandare: Come si migra? Cosa si fa di tutto quello che trepida? Nessuno, intorno a quel tavolo, era del resto in grado di rispondere. Chi c’era? I faroesi, quelli che erano rimasti, e noi, gli ospiti del sangue, la dispersione biologica della migrazione”.

Siri Ranva Hjelm Jacobsen

Il romanzo Isola di Siri Ranva Hjelm Jacobsen (Iperborea, 2018) spoglia l’animo del migrante, scandagliandolo dalla prima alla terza generazione, facendo riemergere dalle onde impetuose dei mari del nord il costante conflitto tra estraneità e appartenenza. In questo romanzo chi rimane custodisce la storia di chi è partito e chi torna pretende il racconto di quella storia, quasi fosse un’eredità alla quale ha insindacabile diritto.

Con un registro linguistico raffinato, l’autrice danese tratteggia una storia concreta pur maneggiandola alla stregua di una poesia. La protagonista, che è io narrante del romanzo, torna a casa scissa tra il dubbio se sia lecito o meno chiamare casa un posto che non l’ha generata, al quale appartiene per vie traverse e del quale a stento comprende la lingua. Quel posto è il freddo arcipelago delle isole Faroe, dal quale prima della Seconda guerra mondiale i suoi nonni materni, Fritz e Marita, emigrarono alla volta della Danimarca portandosi dietro un fagotto colmo di segreti, aspirazioni e nostalgie.

A quel carico di racconti ed esperienze fa riferimento la giovane narratrice che, attraverso i propri occhi da migrante di terza generazione, legge le distanze e i rapporti familiari col distacco umile di chi vorrebbe calarvisi dentro senza remore, ma non conosce a fondo le regole del gioco. La ragazza osserva e ricorda, ricuce i racconti e scava nei misteri che la sua famiglia, in maniera non dissimile da tutte le nostre famiglie, nasconde.

Con puntualità e colore Siri Ranva Hjelm Jacobsen ci regala la sua Isola, un romanzo che cerca di colmare i vuoti della lontananza riempiendoli coi ricordi e le storie di vita.

Daniela Lucia

 

 

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