Klaus Davi, un nuovo logo per il quartiere Archi

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Dopo il no dell’Art Directors Club, Davi chiede aiuto ai creativi indipendenti per il restyling del logo del quartiere Archi di Reggio Calabria.

Archi

REGGIO CALABRIA – “Archi è un quartiere di Reggio Calabria popolato da migliaia di persone per bene, ma ha una peculiarità: vi vivono numerosi esponenti e killers della ‘ndrangheta”. Inizia così il messaggio che Klaus Davi ha pubblicato sulla sua pagina personale Facebook.

Davi, titolare di un’agenzia di comunicazione di impresa con sede a Milano e Roma, è attivo da anni sul fronte della lotta alla criminalità organizzata, soprattutto la ‘ndrangheta, come dimostrano i numerosi documentari pluripremiati, non ultimo il riconoscimento conferito dai familiari dei magistrati Livatino, Saetta e Costa, uccisi dai clan.
L’obiettivo del massmediologo è quello di realizzare un restyling del logo di Archi, quartiere a nord di Reggio Calabria in cui vivono alcuni tra i più potenti e sanguinari boss della mafia. Più volte Davi ha ritratto il quartiere nei suoi film e recenti sono le immagini che riprendono a distanza ravvicinata il “rito della firma dei boss” ossia la processione dei capi clan che si recano al commissariato di zona per firmare, certificando così di non essersi dati alla latitanza.

“Il presidente dell’Art Directors Club Italiano, Vicky Gitto, è stato estremamente disponibile – racconta Davi – avevo chiesto che la sua associazione si facesse promotrice di un concorso per  ridisegnare il marchio di Archi. Infatti il cartello presente a Reggio Calabria sulle strade risale ancora a quello delle guerre di mafia negli anni ’90. Un modo anche per attirare l’attenzione su un’area depressa dove regnano queste famiglie e dove il 90% dei cittadini vive indifeso dalle istituzioni”.
“La motivazione del rifiuto è la mancanza di budget – continua il massmediologo – Ora lancerò un concorso su Facebook rivolto a tutti i creativi, al link https://goo.gl/d9tBHL. Ai tempi di Sanna e Pirella una cosa simile non sarebbe mai successa. Era gente che si dedicava anima e corpo alle cause sociali. Ora i tempi sono cambiati, la crisi i fa sentire, si fa tutto per denaro e non biasimo l’Art Director Club poiché ha solo rispettato le regole della società. Per questo ora mi rivolgo a creativi e designer indipendenti affinché accolgano questo messaggio finalizzato a sensibilizzare l’opinione pubblica su una terra abbandonata da Dio e, soprattutto, dai politici”.

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