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La Fortuna degli ottimisti – Sotto la lente

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Sotto la lente - Mara Larussa

Sotto la Caligo marittima di una primavera mediterranea, nella Kroton del duemilaventuno, mi trovavo a camminare dialogando, in un tempo sospeso che raramente accompagna più i nostri giorni

Un gelato tra le mani, un’amica e i racconti di una vita correvano tra le palme sfocate.

Un attimo. Un’intuizione. E poi il boato.

Dal cielo schegge blu di ceramica piovevano dopo l’esplosione.

Un’esitazione, un tentennamento, l’apatia della mente, e il colpo sarebbe stato fatale.

Che fosse una coincidenza significativa, come la chiamava lo psicologo Carl Jung, o fortuna, non so, ma so per certo che fui calamitata da una sensazione di spostarmi da lì, un istante prima che tutto accadesse.

“Audentes fortuna iuvat” ripeteva Turno ai suoi uomini nell’incitarli ad attaccare Enea.

“Fortes fortuna iuvat” scriveva il commediografo romano Publio Terenzio Afro.

Che sia l’audacia, la forza interiore, o l’intuizione, ben sosteneva lo psicologo inglese, Richard Wiseman, allorché nel suo studio evidenziava che le persone più fortunate sono più rilassate, più aperte al nuovo, all’inaspettato, all’inatteso e con l’innata tendenza a vedere non solo ciò che cercano.

Lo stesso Wiseman affermava che le persone fortunate agiscono secondo le loro intuizioni, in molte aree della loro vita, e “ciò che sembra essere intuizione è in realtà un”esperienza nell”area, uno schema che in qualche modo il corpo e il cervello hanno già rilevato e di cui non siamo consapevoli”.

Sulla scia dell’ottimismo, dell’apertura alle occasioni, della generosità, della tenacia, il segreto per salvarsi sembra sempre lo stesso: imparare ad ascoltarsi e non opporre resistenza a se stessi.

La fortuna parte dalla meditazione, e conduce al tesoro da cui la stessa fortuna deriva, la ricchezza che è dentro di noi.

Meditiamo pensieri di gioia e la fortuna arriverà.