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La storia di Mons. Giuseppe Cognata, tra infamia e lodi, attraverso il racconto profetico di Vito Cesareo

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A due anni dalla pubblicazione del racconto-testimonianza di Vito Cesareo su Mons. Giuseppe Cognata, “Un Vescovo dei nostri tempi tra oblazione e santità”, il fondatore dell’Istituto delle suore salesiane Oblate del Sacro Cuore è oggi a un passo dalla beatificazione

Il libro, stampato da “Grafiche Falcone” di Squillace, suona quasi come una premonizione, profezia di una giustizia finalmente riconosciuta e celebrata dallo stesso Papa Francesco.

L’apertura ufficiale della causa di beatificazione degli scorsi mesi infatti, pone fine ad una triste pagina della storia ecclesiale che ha coinvolto suo malgrado il vescovo agrigentino Giuseppe Cognata, rimosso dalle sue funzioni episcopali per oltre vent’anni mentre si trovava a Bova, a seguito delle infamanti calunnie, poi ritrattate, da parte di alcune suore salesiane oblate.

Mons. Giuseppe Cognata

La vicenda, che colpì il Servo di Dio senza scalfirne mai spiritualità e vocazione, fa solo da sfondo al racconto di Cesareo che, profondamente affascinato da tanta empatia e carisma, ne tratteggia, prima ancora della Chiesa stessa, un profilo di santità.

Conosciuto negli anni giovanili, l’autore ripercorre la formazione culturale e pastorale di Giuseppe Cognata, a partire dai tentativi di dissuasione da parte della famiglia verso la sua vocazione, esaltandone l’aspetto del missionario ostinato e caritatevole, cresciuto nell’insegnamento di Don Bosco.

“Un canto d’amore – lo definisce l’Arcivescovo emerito di Catanzaro-Squillace Antonio Cantisani che ne ha firmato la prefazione – uno scritto veloce e scoppiettante in cui i sentimenti sgorgano dal cuore con un tumulto che non è facile contenere”.

Vito Cesareo, magistrato onorario nel 1980, giudice di pace per tredici anni, da sempre impegnato nel laicato cattolico, si è fatto così testimone della spiritualità di un uomo che ha fatto della Chiesa povera e dei giovani le sue uniche ragioni di vita, pur reggendo silenziosamente sulle spalle una croce troppo pesante, ingiustamente inflittagli.

A partire da oggi, alla chiesa tutta e a Bova, viene restituita la bellezza di una religiosità illuminata e rara come era quella del vescovo salesiano, in un periodo, come quello attuale, estremamente bisognoso di figure eccelse che anelano alla santità.

Maria Francesca Gentile