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Lamezia. Antonio Zaffina: “Tutto è possibile con l’ingegno del bisogno e la forza della costanza”

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Antonio Zaffina, docente con la passione del sociale: “Quasi tutto è possibile con l’ingegno del bisogno e la forza della costanza”.

Nato a Sambiase il 26 luglio 1941, nel bel mezzo della Seconda guerra mondiale, fu subito colpito dalla poliomielite che allora imperversava pesantemente. Da allora, per il piccolo Antonio la strada della vita si presentò subito in salita. A pensare a tutto i premurosi genitori, specialmente l’indimenticabile mamma e le affettuose sorelle maggiori. In quei tempi le uniche cure possibili erano le scosse elettriche: un particolare trattamento che si praticava a Catanzaro. E, purtroppo, per raggiungere la città capoluogo, da Sambiase c’era una sola corsa di treno al giorno. La spola Catanzaro-Sambiase durò tre anni, poi venne sospesa in quanto la terapia risultò alquanto debilitante. Ora occorreva qualcosa per abituare il piccolo Antonio alla posizione eretta e stimolare la gamba destra alla deambulazione.

Ed ecco l’ingegno del bisogno entrare in azione. Il papà di Antonio prese uno dei tanti sedioloni impagliati che usavano in quell’epoca e lo trasformò in un pratico e comodo girello grazie al quale il bambino, aiutato dai familiari, cominciò a muovere i primi passi. Dopo due anni di cura costante, si videro i primi importanti progressi. Intanto arrivò il momento di andare a scuola e, per i primi tre anni delle elementari, Antonio ebbe come insegnante Teresa Martino, una giovane maestra sempre sorridente e dal cuore materno: il miglior viatico per frequentare con entusiasmo e profitto.

Il quarto anno Antonio si imbattè in un insegnante ormai prossimo alla pensione che faceva apprendere i verbi con l’aiuto di una poderosa riga che ‘lasciava il segno’.

Il maestro dell’ultimo anno delle elementari fu l’eclettico professor Enrico Borrello, giornalista, scrittore, storico, autore dell’opera Sambiase.

Negli anni Cinquanta ( il boom economico degli anni Sessanta era ancora lontano) molti bambini completate le scuole elementari non potevano più proseguire gli studi. Alcuni seguivano i genitori nel lavoro dei campi, altrimenti si dedicavano al lavoro cercando di apprendere un mestiere. Il piccolo Antonio, vista la sua disabilità, dovette proseguire gli studi. Il padre si impuntò e decise che il figlio avrebbe studiato per fare l’insegnante elementare: per quei tempi il non plus ultra. Dopo i tre anni di scuola media che passarono in fretta, Antonio scelse in un primo momento un indirizzo scolastico che poi si rivelò inadeguato.

Rivide subito la sua decisione e si iscrisse all’istituto per ragionieri dove ottenne risultati eccellenti. Ciò, però, non rispecchiava la volontà paterna di conseguire il diploma di insegnante elementare. Allora, insieme all’amico Giovanni Persico, decise di presentarsi da esterno all’istituto Capialbi di Vibo Valentia. Dopo giornate e nottate di studio nella sagrestia dell’antica chiesa di San Rocco a Sambiase ( edificio di culto che non esiste più), i due giovani si presentarono da esterni all’esame di Stato per conseguire l’abilitazione magistrale. L’esame venne superato brillantemente da entrambi.

Il professor Antonio Zaffina

Iniziò così la fase dell’insegnamento con le prime supplenze in località difficili da raggiungere. Nonostante le difficoltà quotidiane, i due amici decisero di iscriversi all’università per conseguire la laurea in lettere e per poter aspirare all’insegnamento nelle scuole medie. Dopo altri quattro anni di sacrifici arrivò la fatidica laurea con la tesi incentrata sul tema “Religiosità e folclore calabrese”, voluto dal correlatore Luigi Maria Lombardi Satriani. Fu immediata la nomina all’insegnamento nelle scuole medie per l’anno scolastico 1969/70; seguirono altri 40 anni di docenza spesa tra il territorio cosentino e quello catanzarese. Dal 1964 al 68 il professore Zaffina insegnò nelle frazioni collinari di Sambiase ed anche all’accampamento rom di Scordovillo. Dal 1969 al 1999 il servizio lo chiamò nelle scuole medie dei centri dell’hinterland lametino e, infine, all’istituto “Francesco Fiorentino” di Sambiase. Il professore Zaffina, fin da ragazzo, ha avuto sempre molto a cuore le sorti della città. Infatti il 25 marzo del 1957 partecipò al famoso sciopero delle carrette di Sambiase, ovvero la rivolta dei lavoratori dei campi contro l’insostenibile balzello delle tasse imposte sui terreni agricoli. Due anni dopo la crisi del comparto agricolo era sempre forte con pesanti ripercussioni sulle vite dei tanti lavoratori.

A tal proposito, il giovane Antonio prese parte ad un convegno insieme ad esponenti politici e sindacali. Il problema era vitale perché allora l’agricoltura era l’unica fonte di reddito su cui facevano affidamento migliaia di famiglie. Negli anni il professor Zaffina non ha mai dimenticato l’impegno a favore del prossimo e dei più deboli in particolare.

Nel 1966 diede vita alla Fondazione della Fiera del sud da cui poi nacque la Fiera agricola con un’attività che è andata avanti per quasi mezzo secolo. Nel 1975 fu la volta dell’Agriturisport, associazione di promozione per l’agricoltura, lo sport e il turismo. Dal 1985 al 2000 fu attivo il comitato di cui faceva parte lo stesso professore e che vide coinvolti anche il vescovo diocesano dell’epoca, mons. Vincenzo Rimedio, e padre Giovanni Cozzolino dei Padri Minimi. Il comitato si adoperò per l’elevazione a santuario diocesano della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo.

Nel 1995 fu creato il comitato “Lametia serviendo servanda est” per difendere la città di Lamezia, sempre espoliata dalla cattiva gestione politica.

Una vita davvero intensa e attiva quella del professor Antonio Zaffina. Un percorso costituito da una strada in salita a partire dall’infanzia difficile fatta di giochi semplici realizzati con materiali poveri. Ma quello era l’incipit: l’inizio emblematico di un’intera esistenza.

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