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Lamezia. Benedetta l’opera che Raffaele Mazza ha donato al Convento dei Cappuccini

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Lamezia. Benedetta l’opera che Raffaele Mazza ha donato al Convento dei Cappuccini

Benedetta dal Guardiano e Parroco Giuseppe Sinopoli del Complesso Ecclesiale Cappuccino l’opera “Sant’Antonio di Padova” di Raffaele Mazza


Lunedì 4 ottobre, al termine della solenne celebrazione della Santa Messa per la festa di San Francesco d’Assisi, fondatore di tre Ordini religiosi, presieduta dal Guardiano e Parroco fra Giuseppe Sinopoli del Complesso Ecclesiale Cappuccino, è stata benedetta l’opera di Raffaele Mazza che ha donato al Convento dei Cappuccini di Lamezia Terme.

L’opera, dal titolo “Sant’Antonio di Padova”, realizzata interamente a mano a partire dalla cornice in legno di abete con effetti 3d, raffigura l’iconografia di Sant’Antonio di Padova, plasmato interamente a spatola in olio e acrilico su legno in una rappresentazione simbolica nuova.

Dal simbolo più comune, “il Giglio”, troviamo l’installazione a sbalzo della “fiamma” che sta ad indicare l’amore del Santo per Dio e per il prossimo.

Dalla fiamma sgorgano i colori dello stemma araldico della città, il giallo, il rosso, l’azzurro e il verde, dove sono impresse le tre stelle argentate, chiaro riferimento ai tre ex-comuni, Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia.

Sullo stesso flusso di colori è effigiato il Bastione di Malta, simbolo della città lametina, inglobato nel Saio Francescano in segno di protezione per la Città.

L’effige di Sant’Antonio è circoscritta da tredici punti luce che ricordano appunto i miracoli che Sant’Antonio può compiere in un solo giorno. Il suo sguardo amorevole è rivolto al Padre, a cui affida i suoi devoti, pur consapevole dei loro peccati e delle loro debolezze determinate dalla mondanità.

Dal Volto dell’Onnipotente scaturisce uno sfondo con sfumature “oro”, colore che è associato alla luce divina, all’incorruttibilità e all’eternità.

Mazza, invitato sull’altare per spiegare l’opera alla comunità, ha manifestato gratitudine al Rettore Padre Giuseppe per avere accettato in dono la sua opera che sarà esposta in permanenza.