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Lamezia, corso Numistrano: il declino del ‘salotto buono’ della città

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LAMEZIA. Mi propongo di fare una breve riflessione di politica culturale concernente uno dei beni tra i più importanti e significativi di Lamezia: corso Numistrano. Il cosiddetto ‘salotto buono’ della città è stato abbastanza trascurato con il trascorrere degli anni; è da tempo una delle più frequentate vie del centro che mostra evidenti segni di un accelerato degrado.

Il Numistrano è il monumento, non tra i più preziosi e belli di Lamezia Terme, ma il più prezioso e significativo della città. Il suo nome deriva dalla credenza, <<introdotta dal Barrio, portata avanti da Giovanni Fiore da Cropani e fatta propria da Pasquale Giuliani, che Nicastro fosse una città abitata nell’antichità dagli Ausoni o dagli Enotri.  Aggiunge il Barrio che la città “da principio venne detta Numistro”>>.  Sulla base di questa specie di favola, tramandata nei secoli dagli eruditi, soprattutto locali, il corso più importante di Nicastro, allorchè venne edificato, fu chiamato Numistrano, appunto.

Esso, costituisce il “regalo” più bello e, ripeto, più significativo e prezioso, che i nostri avi hanno saputo costruire, conservare a trasmettere alle generazioni che si sarebbero succedute dopo di loro  perché queste, a loro volta, lo tutelassero e lo trasmettessero, integro, alle generazioni future. Oggi, con grande rammarico e sofferenza, dobbiamo constatare che esso è stato trasformato, dall’incuria delle amministrazioni comunali che si sono susseguite negli ultimi decenni e nell’indifferenza generale della comunità sociale lametina, in una invereconda area di parcheggio, su entrambi i lati. Una area di sosta per le macchine e, di quello che rimane al centro, in una carreggiata per il transito 24 ore su 24 dei veicoli di ogni marca, specie e dimensione. Sia nei giorni feriali che in quelli festivi.
Uno squallore indicibile!  Corso Numistrano va, invece, secondo il mio parere, trasformato in isola pedonale con il divieto assoluto di transito e parcheggio, con l’eccezione della sosta temporanea per il carico e lo scarico di merci e quant’altro possa interessare gli ormai residui negozi che vi sono rimasti nonchè i residenti delle abitazioni.


Va conservato, il corso Numistrano, nel senso che se ne deve “mantenere l’integrità, l’identità e l’efficienza funzionale”; va riqualificato ed, infine,  valorizzato e ridato alla fruizione dei cittadini lametini. Deve cioè ridiventare il “salotto della città”, luogo d’incontro tra le persone, d’intrattenimento, di socializzazione, di passeggio. C’è chi dice che, se una futura, coraggiosa amministrazione dovesse essere capace di adottare un simile provvedimento di trasformazione in isola pedonale, avrebbe contro l’opposizione dei negozianti. Di quali negozianti? Degli sparuti che vi sono rimasti? Se veramente ci fosse questa opposizione, ma io ne dubito, bisognerebbe rispondere a questa domanda: <<sarebbe utile per l’intera cittadinanza, e moralmente lecito, sacrificare l’interesse generale per l’ingordigia e gli interessi di pochi?>>.
E’ risaputo, invece, per quanto riguarda i corsi e le piazze, ed i luoghi d’interesse generale  e d’intrattenimento pubblico,  in tutte le città in cui sono stati chiusi al traffico e convertiti in isole pedonali,  gli affari dei commercianti sono cresciuti e non diminuiti.


Bisogna insomma intervenire, come si fece, a suo tempo, per corso Nicotera dove, negli anni Novanta è stata creata l’isola pedonale. Quel pezzo di corso, intestato al rivoluzionario sambiasino combattente per l’Unità d’Italia, è diventato il migliore spazio pubblico che esista a Lamezia, insieme a Piazza Fiorentino di Sambiase e a Piazza Italia di Sant’Eufemia Lamezia. Piazze trasformate tutte in isole pedonali. L’amministrazione che l’adottò porta però la responsabilità storica di non aver completato l’opera chiudendo al traffico anche il Numistrano.

Non solo, ma  impedendo, sebbene parzialmente, il transito veicolare anche lungo la piazza sottostante, Felice Sacchi, sede fino ai primi decenni del secondo dopoguerra del mercato cittadino, ha fatto sì che l’intero traffico venisse dirottato sul corso Numistrano, centro storico di Nicastro, contribuendo a trasformarlo nell’area indecente in cui si trova adesso.

Tante città,  grandi  e meno grandi della Calabria, hanno saputo fare dei loro corsi o delle loro  piazze principali un gioiello di decoro e ritrovo pubblico con l’assenza totale di transito e parcheggio veicolare. Basta citare Piazza Matteotti a Catanzaro, corso Garibaldi e lo splendido lungomare a Reggio Calabria, corso Mazzini a Cosenza. Ma anche la piazza principale di Pizzo Calabro, il corso di Amantea, quello di Tropea ed altri ancora.


Solo Lamezia, dunque, una delle maggiori città della Calabria per numero di abitanti, ha mantenuto lo sconcio di un corso, di per sè bellissimo, con pochi eguali nel resto della Calabria, in cui tutto è permesso ai veicoli di ogni genere, anche la sosta in duplice e triplice fila, e nulla ai cittadini.
Mi auguro vivamente, dunque, che il flebile senso civico che contraddistingue i comportamenti pubblici dei cittadini di Lamezia, che “vivono tranquillamente nel ventre della vacca senza accorgersene”, abbia un sussulto di dignità civica ed amore per le cose belle della nostra città e non faccia cadere nel vuoto questa urgente necessità. L’auspicio è che si crei un movimento d’opinione ‘pro-corso Numistrano’ che induca la prossima amministrazione comunale a porre nel proprio programma la ricerca dei fondi necessari per intervenire anche con operazioni di restauro e manutenzione.

Ciò, affinchè venga allontanato per sempre il pericolo che il Numistrano cada progressivamente e sempre più velocemente in uno stato di abbandono con conseguente e irreversibile degrado.  Com’è successo, d’altronde, per l’attuale via Garibaldi, anch’essa bella e lunga che, prima che il Numistrano venisse costruito, era il corso principale dell’antica città di Nicastro, fiancheggiata  su entrambi i lati, dall’inizio di Piazza Stocco al suo punto terminale dove ha inizio via Santa Lucia, da bellissimi palazzi, alcuni dei quali gentilizi, ed altri sede in quell’epoca dei principali uffici amministrativi.

Giuseppe Sestito

(Foto archivio Sestito)