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Lamezia Terme e il terzo scioglimento per mafia nel 50° anniversario dalla fondazione

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Scioglimento doveva essere e scioglimento è stato. La decisione che era da settimane nell’aria ora è arrivata con la sua pesante ufficialità: il comune di Lamezia Terme è sciolto per mafia. È il terzo scioglimento per la città che a gennaio celebra i 50 anni dalla fondazione.

 

Il comune di Lamezia Terme sciolto per infiltrazione mafiosa

Nessuna festa, nessun sorriso. Alla soglia dei cinquant’anni Lamezia Terme si macchia di una nuova drammatica onta. Una città ferita che ha assistito al suo requiem inerme, senza poter opporre una efficiente resistenza. Una città che si ritrova a fare i conti con se stessa, adagiata nel torpore e nell’immobilità – debolezze culturali e strutturali comuni a molti settori e fasce sociali, al di là da ogni qualunquismo verbale, legati alla criminalità e alla mancanza di lavoro. Problemi che, in questi decenni, pur si è cercato di contrastare e sconfiggere, ma che sembra abbiano avuto ancora una volta tristemente la meglio.

La battaglia di Mascaro

La richiesta di scioglimento per mafia era stata presentata al ministro degli interni il 23 ottobre scorso per mano del prefetto di Catanzaro che aveva esaminato l’indagine compiuta dalla commissione d’accesso. Successivamente all’avanzamento della richiesta di scioglimento, il sindaco Paolo Mascaro ha difeso a spada tratta la cittadinanza che ha rappresentato e il suo lavoro: “Noi non abbiamo paura di niente e di nessuno, noi la criminalità la contrastiamo con in fatti e mettendoci la faccia” ha ribadito durante la conferenza stampa indetta un mese fa nel salone municipale di via Perugini; incontro durante il quale affermò con convinzione che il comune non avrebbe subìto l’onta di un nuovo scioglimento.
Del 16° sindaco della città sono state apprezzate l’abnegazione e la lotta, indomite per quanto talvolta confuse e confusionarie, come un pescespada che, oramai arpionato, si dibatte spasmodicamente contro il suo tragico destino. La battaglia dell’ormai ex primo cittadino ha incluso anche lo sciopero della fame prima di essere ricevuto in prefettura e la querelle con il presidente della commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi. Azioni che hanno provato a strappare Lamezia Terme da quella fine alla quale era avviata in maniera inesorabile. Tutto questo non è bastato.

Lamezia Terme mafia

Il fallimento di una città

Una città, anzi una illuminante idea di città che celebra il suo fallimento proprio nell’anno del cinquantenario dalla sua unione amministrativa. Un traguardo che avrebbe dovuto fungere da prova di maturità, da nuovo punto di partenza per un futuro radioso e che invece si porrà a drammatico e beffardo elemento di discussione. Lamezia Terme, principale aeroporto delle Calabrie e sede di una delle stazioni ferroviarie più importanti dell’intero litorale tirrenico del Mezzogiorno, subisce il terzo scioglimento per inquinamento mafioso dopo quello dell’ottobre 1991 con sindaco Francesco Anastasio e del novembre 2002 quando al palazzo di città sedeva Pasqualino Scaramuzzino. Un nuovo autunno nero per Lamezia.

In attesa di un probabile ricorso al Tar la città verrà amministrata da un commissario esterno. Da piazza Italia a corso Numistrano, passando per piazza 5 dicembre (già piazza Armando Diaz), si potranno scrutare le facce di tutti i lametini, da oggi forse più che mai uniti da un unico dolore, sconcerto e disorientamento. Gli anziani che in quel 1968 erano poco più che maggiorenni e che hanno visto sgretolarsi tutti i sogni di quella gioventù; i giovani sempre più alieni da una città senza sbocchi e senza un futuro da offrire. Oggi più uniti che mai, tutti colpevoli e tutti vittime.

Paolo Mascaro, sindaco di Lamezia Terme - Lameziatermeit

L’anno zero

Il lametino, inteso e come territorio e come popolo, è sciolto, vinto, battuto. Il cinquantesimo anniversario dalla fusione trasformato nell’anno zero della città; un baratro che Lamezia Terme ha già toccato altre volte, ma che in questa circostanza sembra ferire fatalmente la cittadinanza. Lo spirito di orgogliosa rivalsa e caparbia, tra le più forti e riconosciute virtù del popolo calabrese, permeerà l’animo della città oppure la popolazione si consegnerà all’anonimato e alla ignominia? Ai posteri l’ardua sentenza.

Antonio Pagliuso

 

 

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