Lamezia: un arresto per maltrattamenti in famiglia

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Una storia raccapricciante di violenza contro la sua compagna alla base della misura restrittiva eseguita da personale del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Lamezia Terme.
maltrattamenti in famigliaContinua, infatti, su disposizione del Questore di Catanzaro, Dr. ssa Amalia Di Ruocco, una intensa attività degli Uffici investigativi competenti per far emergere le violenze, spesso taciute dalle vittime, che si consumano tra le mura domestiche.

Nel corso di servizi di prevenzione, in una notte prima di fine anno, una Volante interveniva in San Pietro Lametino per segnalazione di una donna in strada che correva, rincorsa da un uomo che brandiva un’ascia. Il personale della Volante bloccava l’uomo, di nazionalità bulgara, che alla vista della Polizia, cercava di disfarsi dell’arma, un ascia con manico di un metro e lama di 15 centimetri che veniva sequestrata.
Alla presenza rassicurante del personale di Polizia, la donna, la moglie del fermato, decideva di uscire per strada e raccontava che il marito dopo averla aggredita all’interno della loro casa, dopo che la stessa si era sottratta alle percosse, l’aveva inseguita per strada, tentando di colpirla con un’ascia.
Dopo le medicazione in Ospedale, sentita negli Uffici di Polizia la donna riferiva che già altre volte l’uomo l’aveva malmenata, ma non l’aveva denunciato per paura di possibili ritorsioni.

L’uomo, un bulgaro di 34 anni, veniva dichiarato in arresto per maltrattamenti in famiglia, lesioni aggravate e porto abusivo di arma e trattenuto presso le camere di sicurezza.

Il Tribunale di Lamezia Terme – Ufficio GIP, su richiesta della Procura della Repubblica (Dr.ssa Marta Agostini) convalidava l’arresto effettuato dal personale intervenuto e applicava nei confronti dell’uomo ordinanza della misura del divieto di avvicinamento alla parte offesa e ai luoghi frequentati da lei o dai figli , stabilendo l’obbligo di mantenere distanza di almeno 500 metri e il divieto assoluto di comunicare alla parte offesa.

Anche tale indagine dimostra che per le violenze domestiche il silenzio non paga e che esiste la possibilità di uscire dal circolo della prevaricazione solo facendo ricorso alle Istituzioni.

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