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Lettera aperta alla destra sociale lametina

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lettore rivolta alla comunità lametina. Un grido di aiuto e di speranza, come lui stesso dice, lanciato da una generazione mutilata, orfana di ideali e rivolta a chi di quel mondo ha fatto parte.

destra socialeEcco il testo integrale della lettera:

Molto probabilmente, se chi scrive fosse cresciuto idolatrando calciatori e cantanti, non sareste qui a leggere queste poche righe.
Ma chi sarà invece il destinatario di questa lettera se chi scrive è cresciuto sognando i comizi di Almirante, i Campi Hobbit e poi si è formato sui testi di Pino Rauti, di Romualdi e ha letto fino a consumarli gli articoli di Veneziani e Marco Tarchi, i libri di Drieu e Pound, e che ha mantenuto vivo nel proprio ricordo e nella propria azione ogni ragazzo caduto per quell’Ideale?
A chi sarà mai indirizzata questa lettera se chi scrive ha poi creduto che soltanto nella destra sociale vi fosse vero riparo dalla mercificazione della politica e si trova oggi disorientato in un panorama cittadino e nazionale in cui sotto queste insegne trovano riparo persone che mai nulla hanno condiviso di quei mondi, di quel credo?
Questa è una lettera a tutta la destra sociale scritta da un ragazzo di 20 anni che quel mondo lo ha sognato e tutt’ora continua a farlo, perché se la prospettiva nazionale è desolante, è in un ambiente cittadino che si può ancora fare tanto, è qui che l’appassionato impegno può ancora muovere verso nuovi orizzonti.
È una lettera alla “vecchia guardia”, se vogliamo chiamarla così, a chi crede che la politica deve tornare ad infiammare il cuore dei giovani, a quella vecchia guardia che se forse ha trascurato di formare una nuova generazione di militanti, lasciando campo libero a troppi affaristi, è ancora in tempo a trasmettere un testimone degno di onorarne la memoria.
Questa lettera è forse un grido di aiuto e di speranza lanciato da una generazione mutilata, orfana di ideali e rivolta a chi di quel mondo ha fatto parte, è la richiesta di tornare a farne parte, di quel mondo con le sue contraddizioni, con le sue delusioni e le amarezze, che però non sarebbe giusto buttare via così, perché è il solo in cui è possibile sentirsi vivi
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