LameziaTerme.it

Il giornale della tua città

Lettera aperta di un ragazzo a Gino Strada

3 min read
gino strada

La attendo, la attendiamo con speranza, l’unica a cui in questi anni ci è stato consentito di aggrapparci, dato che finora tutto ciò che potevano portarci via, ce lo hanno portato via.

Lettera aperta a Gino Strada, da parte di un onesto ragazzo calabrese.

Caro Dott. Strada,
mi rincresce leggere le sgradevoli uscite dei politici calabresi circa un Suo arrivo in
Regione, al fine di aiutarci a risollevare le sorti di una sanità “da terzo mondo” che
purtroppo in Calabria abbiamo.

Mi addolora ascoltare il Presidente facente funzione della Regione definirla “medico
missionario africano”, mi addolora vedere come il merito e le qualità morali che La
pervadono e che Le hanno permesso di fare tanto bene in vita Sua, vengano quasi
bistrattate e rinnegate.

Mi addolora leggere le sgradevoli uscite di attivisti leghisti che temono addirittura
problemi di ordine pubblico in caso di una Sua nomina. Problemi di ordine pubblico
che semmai potrebbero esserci laddove la nostra sanità continuasse a funzionare
male, e non piuttosto rinforzando il sistema sanitario con una eccellenza come Lei.

Mi domando cosa si teme. Mi domando perché si osteggia la Sua figura. Mi
domando perché Lei possa risultare scomodo. Mi domando con che coraggio si
voglia ridare la sanità ai dirigenti calabresi, quando sono gli stessi dirigenti calabresi
che negli anni l’hanno distrutta, tanto da renderne necessario un commissariamento
(che è vero, non è stato molto produttivo, ma questa rimane la direzione giusta da
intraprendere nuovamente con forza).

Caro Dott. Strada, mi scuso per le offese che la Sua persona ha ricevuto, mi scuso
anche se io di questo sistema sono solo una vittima, un ragazzo calabrese che ogni
giorno si scontra con una sanità non degna di un paese altamente industrializzato
come l’Italia.

Mi scuso con Lei perché se è vero che in Calabria ci sono tantissime persone oneste,
che giornalmente devono migrare dalla propria Regione per raggiungere sistemi
sanitari qualitativamente migliori dove i LEA sono garantiti – il cosiddetto turismo
sanitario che noi calabresi purtroppo siamo costretti a praticare –, è anche vero che
in Calabria siamo malati di cancro, un cancro che di nome fa ‘ndrangheta e che
nella sanità calabrese fa affari milionari (vedasi a titolo esemplificativo l’Asp di
Reggio sciolta per infiltrazioni della criminalità organizzata).

Mi scuso con Lei perché anche se giovane mi sento responsabile di un sistema che
non funziona, e dei cui danni di certo non ci accorgiamo solo oggi, ma oggi semmai
se ne accorge più lucidamente il resto d’Italia.

Mi scuso con Lei se il lavoro che dovrà fare sarà tremendamente difficile, se verrà
osteggiato, minacciato, rinnegato.

Mi scuso per tutto ciò che di negativo è avvenuto e potrà avvenire, ma Le chiedo con
profondo rispetto e stima di venire in Calabria ad aiutarci, nonostante tutto.

C’è da risanare forse l’insanabile, e non perché le cose non possano cambiare, ma
perché in tanti auspicano che le cose non debbano cambiare (vedasi gli affari
milionari sopra menzionati).

Ma dobbiamo provarci. Deve provarci. Non solo Lei, ma tutti insieme. Lei insieme
agli onesti cittadini calabresi, che in Calabria ci sono e sono la maggior parte.

Da medico sa che il cancro oggi è possibile sconfiggerlo, anche se il percorso che
porta alla guarigione è duro e costellato di ostacoli, ma guarire è possibile. E così,
insieme, possiamo eradicare il cancro ‘ndranghetista dalla sanità calabrese,
restituendo agli incorrotti cittadini un servizio sanitario scevro da interessi
personalistici e veramente al servizio del popolo, che paga per il suo corretto
funzionamento e non per finanziare le consorterie mafiose che in un sistema senza
controllo sguazzano, gozzovigliano e si arricchiscono.

La attendo, la attendiamo con speranza, l’unica a cui in questi anni ci è stato
consentito di aggrapparci, dato che finora tutto ciò che potevano portarci via, ce lo
hanno portato via.

Fabio Antonio Cerra,
un onesto ragazzo calabrese.