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L’Hydria di Cerzeto: il simbolo del Museo archeologico lametino

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Tra le sale del museo archeologico cittadino è possibile imbattersi in una teca che custodisce una preziosissima ceramica greca, che rimanda a miti e simboli di una lontana civiltà: è l’Hydria di Cerzeto.

Rinvenuta per caso in contrada “Cerzeto” ο “Celsito”, in provincia di Catanzaro, alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, fa parte del corredo di una tomba in tegoloni di terracotta, di manifattura campana, decorata sulla spalla e sul ventre con scene di gineceo e databile al primo quarto del IV sec. a.C.

L’Hydria di Cerzeto è una ceramica destinata al contenimento dell’acqua, come suggeriscono la presenza di tre anse, due laterali e una posta nel retro tra il collo e la spalla, per facilitare l’azione del versare il liquido.

L’eccezionale ritrovamento fa del bel reperto il must delle hydriai; si perché proprio il reperto conservato nella città di Lamezia Terme, indicato col nome di Hydria di Reggio, è inserito all’interno dei manuali usati dagli archeologi per il riconoscimento e la valutazione delle ceramiche greche.

Apparteneva con molta probabilità ad una persona benestante, si tratta di un pezzo riccamente decorato e quasi certamente fatto importare a prestigio della propria famiglia. Sulla pancia presenta una scena detta di toilette composta da Eroti, fanciulle e fanciulli che circondano una figura principale, una donna posta al centro della scena, seduta e riccamente abbigliata sormontata da una cintura che potrebbe rimandare alla cintura delle arti seduttive di Venere.

Potrebbe trattarsi di una scena di preparazione della donna al rito del matrimonio, oppure, più verosimilmente ad una allegoria secondo cui la stessa abbandonerebbe le attività legate all’infanzia per proiettarsi alle mansioni legate all’età adulta.

Sono tanti i simboli che si possono scrutare osservando bene la ceramica, dal disvelamento di una delle fanciulle ai gomitoli collegati alle attività di tessitura proprio delle arti femminili, dallo specchio all’impercettibile guizzo di acqua che si trova sulle spalle dell’hydria, anch’essa riccamente decorata con un’ulteriore scena in cui un Erote offre uno scrigno di gioielli alla protagonista.

Ciò che salta sicuramente agli occhi degli osservatori  è la presenza di decorazioni in oro su ogni figura che rimandano ai tesori dell’antica civiltà di Terina e in particolar modo al Tesoro di Sant’Eufemia Vetere e alla probabile maestranza del luogo che, secondo alcuni studiosi, lo vuole di produzione locale.

Felicia Villella