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L’Italia fascista vince i mondiali del 1934, ma fu vittoria onesta? (2^ PARTE)

3 min di lettura
Giornale mondiali del 1934

La seconda parte del racconto dei mondiali del 1934 voluti e vinti dall’Italia fascista. La nazionale italiana fu al centro di alcune polemiche per le presunte pressioni che il partito attuò durante il torneo.

 

(Continua dalla 1^ parte)

Dopo il difficile e contestato superamento del turno dei quarti contro la Spagna, la nazionale italiana parte alla volta di Milano per la semifinale contro la fortissima Austria. Sono trascorse solo 48 ore dalla battaglia contro la Spagna: l’Italia è stanca, soffre ma riesce a vincere ancora una volta di misura grazie al gol dell’oriundo Enrique Guaita. La segnatura arriva al 20°, Guaita è il più rapido a infilare in rete una palla che ballava sulla linea di porta dopo uno scontro avvenuto tra Meazza e il portiere austriaco Platzer.

Le polemiche prima della finale

L’Italia arriva in finale tra le polemiche, nonostante una squadra assolutamente competitiva. Sul match contro la Spagna si comincia a parlare di un pagamento del regime per tenere fuori il portierone Zamora, mentre la stampa austriaca, con il sostegno dei francesi, relativamente all’incontro tra gli azzurri e il Wunderteam, si schiera contro l’arbitraggio giudicato dello svedese Ivan Eklind, giudicato troppo casalingo.

Intanto l’umore in casa azzurra è alto, tanto che il giorno prima della finalissima la squadra si reca prima in una pineta di Ostia all’aria aperta e poi al Foro Mussolini, per assistere all’incontro di tennis, valevole per i quarti di finale di Coppa Davis (allora denominata ancora International Lawn Tennis Challenge) tra Italia e Svizzera.

Italia Cecoslovacchia mondiali del 1934

L’Italia vince la prima Coppa Rimet

Domenica 10 giugno. Allo stadio del Partito Nazionale Fascista di Roma va in scena la finale del mondiale del 1934 tra la selezione italiana e quella della Cecoslovacchia. Sugli spalti oltre cinquantamila spettatori; in tribuna d’onore Benito Mussolini e Jules Rimes, l’ideatore del campionato del mondo. La temperatura in campo e fuori è altissima: oltre i 35 gradi centigradi. L’arbitro scelto per il delicato incontro, tra nuove furenti polemiche, è lo svedese Ivan Eklind, lo stesso che una settimana prima ha diretto la contestatissima semifinale contro l’Austria.

La squadra azzurra è contratta, nervosa, e non riesce a sbloccare il risultato. Al 71° minuto succede quello che nessuno osava immaginare, in primis il duce: il cecoslovacco Antonin Puč batte Gianpiero Combi, ammutolendo lo stadio. Sembra che il sogno architettato in ogni particolare dal regime stia per sgretolarsi sul più bello, ma è Raimondo Orsi, un altro oriundo, che all’80°, dopo un palo colpito dai cecoslovacchi (il terzo della gara), rimette in parità la finale. Mussolini e tutto il popolo italiano tirano un sospiro di sollievo.
Superato il pericolo l’inerzia dell’incontro passa tutta agli azzurri. Si va ai supplementari, dove Angelo Schiavio, al 95°, sigla il gol decisivo. È il 2-1. La gara termina così e l’Italia vince il suo primo mondiale tra il tripudio generale. Il sogno del regime fascista è realizzato.

All’indomani della vittoria del mondiale del 1934

Quello del 1934 è stato il mondiale del regime, di Mussolini, ma anche di Vittorio Pozzo, non propriamente un grande conoscitore di calcio, ma vecchio alpino e immenso motivatore, che si replicherà due anni dopo alle Olimpiadi e quattro anni più tardi al mondiale di Francia; successi che confermarono il valore della nazionale azzurra di quel decennio.
Le polemiche sul governo italiano, reo di aver attuato pressioni per spianare la strade della nazionale, continuarono per molti anni.
Quattro giorni dopo la vittoria, intanto, a Venezia, avvenne il primo incontro tra Benito Mussolini e il nuovo cancelliere tedesco Adolf Hitler. Il primo approccio verso una alleanza che segnerà la storia d’Italia del successivo decennio.

Antonio Pagliuso

 

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