Lorenzo Calogero, il grande poeta calabrese del XX secolo

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Lorenzo Calogero poeta di Melicuccà

Cominciata come medico condotto, la vita di Lorenzo Calogero virò presto sulla poesia. Patofobico fin dalla gioventù, il poeta di Melicuccà mise fine ai suoi giorni nel 1961.

Terzo di sei figli, il medico e poeta Lorenzo Calogero nacque a Melicuccà (RC) il 28 marzo 1910 da Michelangelo e Giuseppa Cardone, agiati possidenti terrieri. Frequentate la scuole dell’obbligo a Reggio Calabria, si laureò in Medicina a Napoli nel 1937 e conseguì l’abilitazione medica a Siena.

L’attività poetica e le ossessioni

Calogero ritornò in Calabria per svolgere la professione di medico condotto, accompagnato da un pensiero che non faceva altro che ossessionarlo: quello per la morte. Infatti era convinto di essere patofobico (cioè di soffrire di più malattie in contemporanea) e tentò due volte di suicidarsi (nel 1942 e nel 1956). In questo periodo pubblica la raccolta poetica Poco suono (Milano, 1936) e tenta di farsi conoscere con pubblicazioni di sue liriche in diverse riviste letterarie. Nel 1954 ebbe l’incarico di medico condotto a Campiglio d’Orcia, nel Senese, ma dopo un anno rientrò in Calabria perché fu licenziato. In quell’anno nella provincia senese pubblica a sue spese, presso l’editrice Maia di Siena le raccolte Ma questo… (1955) e Parole del tempo (1956).

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La morte della madre e l’internamento clinico

Nel 1956 perse l’adorata madre, di cui rimangono delle copiose e appassionate raccolte epistolari. Ciò sconvolse ancora di più la sua psiche già fragile e malinconica. Tentò il suicidio tagliandosi le vene. Soccorso, fu internato nella clinica per malati mentali “Villa Nuccia” a Gagliano (CZ), dove continuò a scrivere poesie poi confluite nella raccolta I quaderni di Villa Nuccia. In questi anni la sua poetica tormentata, in cui denuncia il disagio psichico-esistenziale della sua condizione, è conosciuta ed apprezzata da grandi intellettuali calabresi come Leonida Rèpaci e Leonardo Sinisgalli, che sosterranno concretamente il poeta da un punto di vista umano e letterario. Nel luglio 1957 ebbe il suo primo e unico riconoscimento letterario vincendo il premio “Villa S. Giovanni”.

La morte e la riscoperta della sua poetica

Lorenzo Calogero lasciò definitivamente la clinica catanzarese nel 1959 per ritirarsi nel suo paese natale, dove visse in completa solitudine. Fu trovato morto tre giorni dopo il suo suicidio – che avvenne il 21 marzo 1961 – steso sul letto della casa di Melicuccà. Sul comodino fu rinvenuto un biglietto con scritto “Vi prego di non seppellirmi vivo”. Inquietante rimane la vicinanza temporale fra il suicidio del poeta reggino che avverrà quasi un mese prima di un altro suicidio consumato a Roma il 14 aprile dal poeta ermetico lametino Franco Costabile. Dopo il suicidio (le cui circostanze non sono mai state completamente chiarite), fu pubblicata tra il 1961 e il 1966 dalla casa editrice milanese Lerici la raccolta poetica Come in dittici. Dopo questa pubblicazione cala l’oblio su Calogero. Il suo materiale poetico inedito è ancora sostanzioso fino al 2007, quando con la pubblicazione di suoi componimenti inediti sul numero 37 di “Nuovi argomenti” della Arnoldo Mondadori Editore si ricomincia a parlare di lui.

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I suoi manoscritti sono stai custoditi presso la Casa della Cultura Leonida Repaci di Palmi fino al marzo 2009, quando per iniziativa della Regione Calabria e dell’Università della Calabria sono stati prelevati per essere archiviati in forma digitale sì da permetterne l’accesso agli studiosi e per future pubblicazioni di carattere scientifico. Oggi Calogero è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi poeti calabresi del XX secolo. Al poeta è dedicato un sito web (www.lorenzocologero.it) e delle vie, oltre alla sua Melicuccà, anche a Gioia Tauro (RC), Rizziconi (RC), Tropea (VV), Lamezia Terme (CZ) e Santa Eufemia d’Aspromonte (RC).

Matteo Scalise

 

 

 

 

 

 

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