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Lost in… 13 Reasons why: una serie tv di (o da) denuncia?

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Per il nuovo appuntamento di Lost in… abbiamo deciso di recensire 13 Reasons why, una serie tv statunitense creata da Brian Yorkey e basata sul romanzo 13 di Jay Asher.

13 Reasons why (o Tredici se teniamo conto del titolo italiano) si apre con il suicidio di Hannah Becker e con tutte le vicende correlate a questo accadimento.

La ragazza è una studentessa della Liberty High School che, prima di togliersi la vita, registra tredici cassette inerenti ai tredici motivi che l’hanno condotta ad uccidersi. Questi tredici motivi si collegano imprescindibilmente alle tredici persone implicate a cui vengono indirizzate le cassette registrate. Quest’ultime quindi, passano, di mano in mano, tra i vari ragazzi accusati, e giungono anche nelle mani di Clay Jensen, amico di Hannah Becker della quale è innamorato.

Hannah Baker

Il ragazzo, come è normale che sia, prende a cuore l’intera vicenda e matura una sorta di dolorosa ossessione nei confronti dell’accaduto tra l’altro raccontato in prima persona dalla suicida Hannah. Clay, con le cuffie e la voce della ragazza nelle orecchie e a cavallo della propria bici, ricostruisce di episodio in episodio l’intera vicenda, quasi a voler ripercorrere anche fisicamente quel nefasto ciclo di eventi narrati.

Clay Jensen

La prima stagione pertanto si presenta come una vera e propria denuncia al bullismo, una denuncia tra l’altro sottolineata anche nella seconda stagione che è incentrata sul processo. La tematica maggiormente affrontata è quella delle molestie sessuali denunciate dalla Becker all’interno della dodicesima cassetta in cui fa il nome di Bryce Walker.

La terza stagione, come annunciato fin dal trailer, si distacca nettamente dalle vicende di Hannah Becker per porre un interrogativo nuovo e sconcertante: “Chi ha ucciso Bryce Walker?”

Brice Walker

La maggior parte degli accusati sono i medesimi volti già visti riguardo al caso Becker, in aggiunta a qualche personaggio nuovo, tra i quali Ani Achola, figlia della domestica della famiglia Walker.

L’assassino viene svelato attraverso una ricostruzione fatta di flashback che mostrano un Bryce Walker pentito che tenta in qualche discutibile maniera di diventare una persona migliore, pur battendosi ancora coi propri demoni interiori e le proprie deviazioni. Queste vicende si articolano fino alla quarta e ultima stagione.

Anche solo delineare la trama di Tredici è in grado di far capire quanto la serie si sia progressivamente discostata dalle intenzioni iniziali. Se le prime due stagioni infatti rappresentano una mirata denuncia al bullismo, nella terza e quarta stagione quel che passa è un messaggio del tutto contrario ed opposto, assolutamente sbagliato ed intollerabile.

Per spiegare questo dirottamento, dobbiamo ricorrere per forza a spoiler più espliciti. Premettiamo che nella terza stagione è fin troppo palese che si sia risposto al bullismo e alla violenza con altrettanta e brutale violenza. Infatti ad un suicidio causato in parte dal bullismo di Bryce Walker, si è risposto con l’assassinio del bullo in questione. Il tutto è già grave così, ma si raggiungono i massimi livelli di mancanza di morale nel momento in cui tutti i protagonisti si coalizzano per difendere e nascondere chi ha ucciso Bryce.

Tutti gli argomenti impegnati trattati, quindi il bullismo, lo stupro, il suicidio, l’omosessualità, la droga, vengono sostanzialmente traditi dalla gravosa copertura di un omicidio a scapito di un ragazzo come Walker che va certamente condannato per i suoi errori, ma che per lo meno mostra un briciolo di umanità nel suo goffo tentativo di  scusarsi e ripartire, a differenza di tutti quanti gli altri che vengono mostrati come delle vittime e si dimostrano invece come i peggiori dell’intera vicenda (e tra l’altro avevano già delle piccole colpe anche nel caso Becker, per quanto lo neghino).

Se infine nella quarta stagione si spera in una qualche giustizia, il processo si risolve a favore dell’assassino e dei suoi sostenitori, ed il caso viene ingiustamente chiuso senza che venga trovato un colpevole.

Da tutte queste dinamiche deriva una serie tv altamente diseducativa. Per questo motivo affermiamo che quella che è nata come una serie di denuncia è diventata una serie tv da denuncia.

Per tanti motivi, dunque, ci sentiremmo di sconsigliare la visione di questa serie tv, soprattutto agli adolescenti ai quali è rivolta.

Simona Barba Castagnaro