Luglio, col bene che ti voglio… vedrai non finirà!

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Luglio, col bene che ti voglio… vedrai non finirà!

E’ il caso proprio di dirlo sulle note di Riccardo Del Turco: come non associare a questa mensilità i 103 minuti dell’eclissi lunare, la più lunga del XXI secolo.

Un evento astronomico capace di evocare slanci ed attese, benché trascorso da poco, grazie un po’ alle sollecitazioni della musica (The dark side of the moon dei Pink Floyd, ad esempio!) o alle suggestioni delle pellicole favolistiche di Hollywood: come dimenticare Lady Hawke ed il suo cavaliere che si ritrovano proprio grazie alla medesima congiuntura celeste?

Almeno, così, ho sempre pensato, tra i luoghi della rocca di Soncino, ove è stato girato un film cult della mia generazione!

Se poi spulcio l’Africa dei nostri migranti penso alla credenza secondo cui l’eclissi lunare è il momento in cui il sole e la luna sono impegnati in una battaglia l’uno contro l’altra: uno scenario conflittuale solo ad un primo sguardo, perché il momento, simbolicamente, rappresenta invece la fine dei dissidi, nella ragionevolezza di ciò che starà a seguire. Vedremo!

Per quanto mi riguarda, mi è facile seguire il filone della poesia,  vuoi per mia attitudine personale, e vuoi soprattutto perché da figli delle stelle (e qui concordano Margherita Hack, un’astronoma, ed Alan Sorrenti, un cantante: pensate un po’!)  un po’ tutti ci abbandoniamo alle favole antiche dei nostri cieli. Incanti ed incantesimi, potremmo dire!

Ecco qualche passo d’autore in quelle che mi piace chiamare numinose ispirazioni:

Un dice che la luna si ritorse ne la passion di Cristo e s’interpuose, per che ‘l lume del sol giù non si porse (Dante).

Allora toccò al sole, parafrasando il Fiorentino, ora è toccato solo a questa nostra luna as-sola-ta di rosso abbuiata.

Ancora, restando, magari, in latino:

“Carmina vel caelo possunt deducere Lunam”

“i versi possono anche trarre giù dal cielo la luna”

(Virgilio, Bucoliche, VIII, 69)

“Quae sidera excantata voce Thessala

Lunamque caelo deripuit”

(Folia) che con i suoi incantesimi tessali

strappa dal cielo gli astri e la luna

(Orazio, Epodi, V, 45-46)

“Cantus et e curru Lunam deducere temptat”

la malia prova anche a tirare giù la luna dal suo cocchio

(Tibullo, Elegie, I, VIII, 21)

Invece, in greco… Per la luna rubra,  “componiamo” :

χερσὶ Ζεὺς θείαις ἀφανίζει σῖγμα Σελήνης

ἄρτις λευκὸν ἐόν, δεῦτʹ ἐπανερχόμενον.

τῶνδε λέγουσι σοφοὶ τὰ μὲν αἴτια θυμὸν ἄτρεπτοι,

ἡμεῖς δʹ ἄνθρωποι δείδιμεν ὡς ἀμαθεῖς.

Con mani divine Zeus nasconde la falce della Luna,

che prima era bianca, e presto lo ritornerà.

Di queste cose spiegano le cause i sapienti, sicuri nel loro animo,

ma noi ne abbiamo paura, come uomini ignoranti.

Ecco quanto resterà di questo settimo mese dell’anno: storia di poesie! E ricordo che proprio il nostro Leopardi finì dagli studi astronomici alla lirica. Star, stella, in un brodo di giuggiole!

Prof. Francesco Polopoli

 

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