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Il lupo e la scrofa partoriente: favolosamente, in dialetto!

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Il lupo e la scrofa partoriente: favolosamente, in dialetto!

Un altro parto: questa volta di natura linguistica, per ripartire dalle radici, feconde di memoria e di futuro

Riscrittura in vernacolo lametino

’Na scrofa travagljàva ’nterra  curcata,  mentri i purcilluzzi ancora ’un nascìanu: si cci abbicinàu  ’nu lupu  a vulìri fhari ’a  parti da mammana, pinzati ’nu pocu! Ma chilla, ccu tutti i duluri ca avìa, s’avìa mangiata ’a castagna e cci dissi: «Vi ringraziu tantu, lupu mia, ma è sulu ’na doglia ’i cùallica e moni mi passa subitu». Si s’avera fidatu di chillu, s’avera tiratu i visceri dopu: tutti ’a stessa fini cci avessiru fattu i picirilluzzu sua, e ’nta panza di chillu bruttu bestiu, sicuru cumu ’a morti!

Postilla etimologica: dal latino tripaliare (“torturare sul tripalium”), da cui il francese travailler, che per qualche secolo ebbe il significato di affliggere, tormentare, poi quello di soffrire (spesso riferito ai dolori del parto) e infine, a partire dal XVI secolo, quello di esercitare un’attività lavorativa. Insomma, storia di slittamenti semantici!

Massima popolare: «Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio». «Il barbiere di fiducia. Il barista di fiducia. Il libraio di fiducia. La password di fiducia. Ho tutto. Adesso manca solo la fiducia» (Antonino Ficili).

Versione di Fedro

Faciendum prius de homine periculum, 

quam eius te committas fidei.

Premente partu scrofa cum gemeret iacens,
Accurrit lupus et obstetricis partibus
Se posse fungi dixit, promittens opem.
Quae vero nosset pectoris fraudem improbi,
5 Suspectum officium repudiavit malefici
Et: «Satis est» inquit «si recedis longius.»
Quod si perfidiae se commisisset lupi,
Pari dolore fata deflesset sua.

Traduzione in italiano

«Sotto l’incalzare del parto la scrofa gemeva distesa per terra; accorse il lupo, disse che sapeva fare da ostetrico e promise il suo aiuto. Ma la scrofa, ben conoscendo l’indole fraudolenta di quel malvagio, disse: “Mi basta che tu te ne stia alla larga”. Se si fosse fidata del lupo, con un dolore pari alla sua cattiveria avrebbe pianto il proprio destino».

Prof. Francesco Polopoli

A Benedetto Domenico e a Valeria D’Agostino, eredi di un magistero materno, a vita richiamato da parole ed azioni di bellezza, in un canto libero che, a volte, è per l’uno e, talvolta, per l’altra. Sempre Lei…in congiunzione.

A Marco Cavaliere, Gigante buono della scrittura: rammenta, carissimo giovane, che l’albero della vita è un po’ come l’albero appena addobbato. La stella è posta all’insù per far sollevare gli sguardi: aggrappato alle radici, ad maiora!

A Salvatore D’Elia, il cui Diario, in tempo di pandemia, è un continuo salmodiare alla speranza e quella, fortunatamente, non ha blindature o lockdown.