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Mali ‘un fhari e pagùra ‘un avìri!

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Mali ‘un fhari e pagùra ‘un avìri!

«Male non fare, paura non avere!»: locuzione popolare che ha le sue radici nel vastissimo repertorio classico

Penso, ad esempio, alle massime latine «sufficit mihi conscientia mea: non curo quod loquantur homines» («mi basta la mia coscienza: non curo quanto dicono tutti gli uomini»), attribuita a San Girolamo e «nihil est quod timeas, si innocens es» («non hai di che temere, se sei innocente»), tramandata da Quintiliano, o più semplicemente alla sentenza popolare «recte facendo, neminem timeas», il cui significato è «agendo con rettitudine, non devi temere nessuno».

Ricostruendo il senso della tradizione, è chiaro che s’intende esprimere che si può stare di gran lunga sereni, quando la propria coscienza è al proprio posto. Tuttavia il proverbio non garantisce la sicurezza assoluta per chi conduce una vita in modo esemplare ed irreprensibile; dice solamente che si può dormire sonni tranquilli al pensiero di essere stati integri nei pensieri e nelle proprie azioni, mentre le ingiustizie, di cui il mondo ne è pieno, non si possono, ahinoi, trattenere, questo no, purtroppo!

Ad ogni modo vale su tutto l’invito incipitario dell’ode 1,22 di Orazio: «integer vitae scelerisque purus» = irreprensibile e immune da crimini, che in ogni caso è la migliore voce del capitolo Vita. Sennò, sono guai! «No la hagas y no la temas» in una battuta della storica soap Cuna de Lobos: attenzione, allora!

Prof. Francesco Polopoli