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Al MARCA di Catanzaro l’inaugurazione della mostra di Max Marra

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Al MARCA di Catanzaro l'inaugurazione della mostra di Max Marra
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Dal 25 giugno al 7 settembre il museo MARCA, nel cuore di Catanzaro, accoglie una retrospettiva dell’artista Max Marra dal titolo “Max Marra l’inquieta bellezza della materia”

Promossa dall’Amministrazione Provinciale di Catanzaro e dalla Fondazione Rocco Guglielmo, l’esposizione, curata da Teodolinda Coltellaro, attraversa analiticamente il lavoro dell’artista permettendo di ricostruirne la sostanzialità linguistica nella raffinata dimensione espositiva museale.

La mostra presenta ben 115 opere, tra cui 41 provenienti da collezioni pubbliche e private, comprendenti due assemblaggi polimaterici, una installazione e 38 “Timbriche” impaginate come opera unica. Le opere delineano lo straordinario viaggio creativo compiuto dall’artista Max Marra dagli anni ’80 fino a oggi ripercorrendo le diverse fasi evolutive della sua ricerca in una narrazione antologica che ne scandisce la storia espressiva.

La selezione espositiva realizzata dalla Curatrice sintetizza con esemplare efficacia il percorso evolutivo dell’artista, evidenziando un filo conduttore sostenuto negli anni da una riflessione legata alla condizione dell’uomo. Infatti, le sue opere si offrono spesso come cruda metafora del vivere sociale attraverso cui interrogarsi sul senso più profondo dell’esistenza. L’impaginazione nelle varie sale individua i punti di svolta nella carriera dell’artista, dalle sperimentazioni polimateriche alle recenti mappe metafisiche “Timbriche”, passando per la fondamentale esperienza degli anni ’80 che vede Marra tra i fondatori del collettivo milanese Osaon insieme al poeta amodale Luigi Bianco e ad altri artisti, coinvolti in modo interdisciplinare su fronti creativi, espositivi ed editoriali.

Costante tra le varie tappe evolutive resta la fascinazione di Marra per la materia: di cui coglie le suggestioni evocative, le infinite possibilità formali, sempre inedite e feconde, quelle stesse che la natura organica dei materiali suggerisce (Coltellaro). Materiali che Marra trasforma in corpo fisico dolente, cartilagini stremate dalle tensioni, gonfie di suppurazione, in superfici suturate, in attesa di una trasfigurazione che nelle opere più recenti vira verso una spiritualità sempre più essenziale, riducendo la pur limitata gamma di colori del passato a cromatismi rarefatti. È una materia inquieta, tormentata”, afferma Coltellaro, “che assomma in sé l’angoscia, la tragicità del vivere, le ansie, le sofferte decisioni della vita morale (…). L’artista ne cuce le lacerazioni, invocando la cicatrizzazione della pelle sofferta, squarciata da violente ferite, percorrendo il corpo dell’opera con un colore gravido di sofferenza. Ma, nella disposizione di materiali diversi e nella interazione tra essi, nel rispondere ad una struttura generativa ricca di connessioni e rimandi, si realizza un’incredibile armonia, un equilibrio formale che genera bellezza, che genera tensione, spinta verso una classicità senza tempo. D’altronde, è anche vero che l’opera di Marra- come scrive Giorgio Bonomi nel suo testo critico- (…) è poco “classificabile” in qualche schedatura definita se non in quella di un’arte che è in continua ricerca e in incessante elaborazione senza, peraltro, cedere mai all’eclettismo o alla provvisorietà, dato che è proprio la “ossessiva” attenzione alla materia e ai materiali la costante, il filo rosso, che lega tutto il suo quarantennale iter artistico.

L’esposizione si avvale dal progetto espositivo dell’Arch. Giovanni Ronzoni ed è impreziosita da una sezione fotografica che propone una ulteriore storicizzazione attraverso scatti di amici artisti che hanno ritratto Marra, e una bibliografia di esposizioni e accrediti in prestigiose location in Italia e all’estero, da Tokyo a Guangzhou, da Bruxelles a Sofia in Bulgaria.

La mostra è accompagnata da un corposo catalogo bilingue (italiano/inglese) edito da Il Rio Edizioni, con testi di Teodolinda Coltellaro e Giorgio Bonomi. Gli accessi saranno limitati fino ad esaurimento posti in ottemperanza alle misure di prevenzione covid 19.

Biografia

Nato a Paola (CS) nel 1950, poco più che ventenne Max Marra si trasferisce a Taranto per lavorare in uno stabilimento siderurgico. Successivamente sceglie Monza e la docenza, aprendo un atelier d’arte a Lissone. Qui, a cavallo della fine degli anni Settanta, Marra sperimenta l’organicità della materia e le possibilità comunicative date dal segno grafico, rigenerando materiali di recupero attraverso l’arte. Nasce così la serie Scarti e recuperi.

Dai primi anni Ottanta Marra è protagonista a Milano di alcune collettive organizzate dal poeta e operatore culturale Luigi Bianco, fondatore dello spazio espositivo e dell’omonima rivista Open Art. Con Bianco l’intesa è profonda e porta alla fondazione di Osaon, insieme a Mario De Leo, Nicola Frangione, Giuseppe Lotito, Ovidio Piras, Flavio Piras e Franco Reggi. Osaon è un movimento sperimentale in cui si intrecciano e contaminano i linguaggi di poesia, scrittura, gestualità, performance e musica in uno spazio collettivo autogestito. Due personali di Marra con opere polimateriche di grande formato a cura di Bianco vengono ospitate nello spazio di Osaon a via Donizetti, prima che l’esperienza si concluda per questioni materiali.

Risalgono alla fine degli anni Ottanta due cicli di opere che affondano le matrici creative nella terra d’origine: una riflessione dedicata a S. Francesco di Paola, imperniata sulla solitudine dell’uomo contemporaneo, e una ricerca pittorica dedicata a “A.S.P.”, acronimo di “Appunti Sul Ponte”, quello tra Calabria e Sicilia, opere che propongono una riflessione sulla “storia del futuro”, sulle grandi speculazioni che tolgono respiro e vita alle due regioni.

Nel frattempo Marra collabora con il critico Vittorio Erlindo a alcune mostre di rilievo e stringe un importante sodalizio con il gallerista e mecenate Carlo Cazzamali di Monza, che promuoverà intensamente la sua immagine di artista. Sono di questo periodo la nascita di “h: Orarte” atelier lissonese condiviso con Mario de Leo, dove “il lavoro per l’arte è preghiera per la creazione, e di Harta, bimestrale di interazioni culturali diretto da Luigi Bianco.

A metà anni Ottanta, dopo una sperimentazione sull’introduzione di tiranti e tensioni nella matericità dell’opera (Dune d’oriente, Linee di tensione), Marra lavora ai Pacchetti, stratificazioni con carta di giornale su cui interviene con gesto pittorico. Sono anticipazioni delle tridimensionalità che si ritrovano nelle Pance ferite, dove la superficie della tela, portata al limite di tensione, rivela lacerazioni e suture.

Gli anni Novanta vedono Marra protagonista di esposizioni in gallerie private e istituzioni pubbliche, e rassegne internazionali. È presente con Pistoletto, Calzolari, e Gastini alle Serre di Grugliasco a Torino con l’installazione Umana Ominu. È invitato al Metropolitan Museum di Tokyo. Vengono editate le sue prime monografie “Mater materia”, e Del libero canto”, a cura di Teodolinda Coltellaro, curatrice tra l’altro anche della personale “E(s)senza Lavagne” al Museo Civico di Taverna (CZ), dove Marra espone tecniche miste su carta fotografica. Negli anni successivi proseguono la sperimentazione e gli impegni internazionali di Marra (Bianchi Miraggi, Campi di cosmos, Portali Silenti): sue opere vengono acquisite per la collezione permanente all’Internazionale d’Arte Découverte di Parigi. Altre verranno acquisite dal Fonds National d’Art. Nel 1999 Marra è invitato al Museum of Art di Guangzhou (Cina).

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