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Maria Grazia Petronio: è l’uomo a creare le condizioni favorevoli alla diffusione dei virus

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Maria Grazia Petronio
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La professoressa ha parlato di cambiamenti climatici, inquinamento atmosferico, peggioramento della qualità delle acque, aumento dei rifiuti, evidenziando che sono questi i principali fattori di rischio per la nostra salute


Maria Grazia Petronio, coordinatrice M4OH: si stima esistano 1,7 milioni di virus ancora “non scoperti” nei mammiferi e negli uccelli, di cui fino a 850.000 potrebbero avere la capacità di infettare le persone.

“Il Covid 19 è una sindemia ovvero un’interazione tra due categorie di malattie: l’infezione da coronavirus 2 con la sindrome respiratoria acuta grave e una serie di malattie non trasmissibili, oltre ad altri fattori socio-economici. Affrontare COVID-19 significa affrontare ipertensione, obesità, diabete, malattie cardiovascolari e respiratorie croniche e cancro e quindi occuparsi dell’inquinamento ambientale”.

A sostenerlo è la professoressa Maria Grazia Petronio, calabrese, tra i maggiori esperti italiani in Sanità pubblica e Igiene ambientale e coordinatrice di un gruppo di 35 scienziati, che si stanno occupando di ricerca e studio dei diversi fenomeni ambientali e dell’inquinamento, M4OH, Menti per una sola salute.

La professoressa ha parlato di cambiamenti climatici, inquinamento atmosferico, peggioramento della qualità delle acque, aumento dei rifiuti, evidenziando che sono questi i principali fattori di rischio per la nostra salute e da cui dipende la rottura degli equilibri naturali che ha agevolato la pandemia di covid-19.

Nel corso dell’incontro a cura della giornalista Nadia Donato, sul rapporto tra Ambiente e Salute, al quale ha preso parte anche il Segretario della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, on. Giuseppe D’Ippolito,la stessa ha sostenuto che le attività dell’uomo costituiscono la causa di questa situazione così grave. “milioni sono i virus non ancora scoperti” nei mammiferi e negli uccelli – ha detto Maria Grazia Petronio specificando – di questi fino a 850.000 potrebbero avere la capacità di infettare le persone facendo il salto di specie, se continuiamo a creare le condizioni favorevoli.

L’OMS ha stimato che nel mondo si registrano circa sette milioni di decessi attribuibili all’inquinamento atmosferico sia interno che esterno. Numerosi studi – ha spiegato la dottoressa – dimostrano in maniera inequivocabile che l’inquinamento ha effetti su tutti i nostri organi e apparati, persino su quello cardiovascolare, in quanto espone a maggiore rischio di infarto e aritmie.

Provoca patologie che condizionano gli esiti delle gravidanze o della fertilità, o ancora il diabete o l’obesità. Sui bambini riduce la funzionalità polmonare. Esiste dunque una strettissima correlazione tra salute e alterazioni ambientali, nota a tutti. Ciascun cittadino – prosegue – può adottare comportamenti consapevoli e buone pratiche, per ridurre il rischio di contrarre certe patologie e limitare i danni ambientali. Ognuno di noi può fare moltissimo a partire dalle piccole cose, come evitare il consumo dell’usa e getta, non bere acqua in bottiglie di plastica, muoversi di più a piedi lasciando la macchina a casa. Bisogna poi informarsi e pretendere da chi governa ad ogni livello il rispetto dell’ambiente.

La professoressa Maria Grazia Petronio ha curato il volume “Ambiente e Salute. Conoscere i fattori di rischio per prevenire le malattie infettive e cronico-degenerative”, scritto a più mani da autorevoli scienziati, pubblicato da Aboca lo scorso anno, che approfondisce e documenta la relazione, citata nell’incontro, tra qualità dell’ambiente e stato di salute.

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