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La medicina, curiosità e il dosaggio dei perché – Sotto la lente

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Sotto la lente - Mara Larussa

L’elisir d’ogni tempo, la medicina per non morire: la curiosità

Le prime moschine del caldo, insistenti e appiccicose, passavano da un piede all’altro mentre, nel tepore ristoratore che dopo pranzo ha l’efficacia sonnolente degli antistaminici migliori, iniziavo a drogarmi di perché.

Curiosando, come quando i cuccioli di gatto trovano un buchetto nel muro, e da lì potrebbe entrarsi nel più fantastico giardino o potrebbe uscirne il più terribile dei mostri, buttai l’occhio in uno di quei buchi del sapere.

Per scoprire che soltanto negli anni ‘40 l’identificazione di genere in base al colore, assegnava il rosa alle femminucce e l’azzurro ai maschietti.

Prima di allora, nel 1927 il Time indicando i colori di genere consigliava al contrario il rosa per i maschi e l’azzurro per le femmine.

Tutto e il contrario di tutto, in un cambiamento che per gli statici è destabilizzante, per le menti infuocate è benzina, continua ricerca e bevanda per la sente mentale.

L’elisir d’ogni tempo, la medicina per non morire: la curiosità.

“Non è l’affievolirsi della vista, dell’udito, della memoria, della libido che segna l’avvento della vecchiaia e annunzia la prossima fine; ma è, dall’oggi al domani, la caduta della curiosità”, scriveva Gesualdo Bufalino.
La curiosità nasce con noi, nel tempo può affievolirsi, per rinvigorirsi con la voglia di acquisire nuove soft skills, stuzzicandola con il tabù, ma non deve sfiorire.
I curiosi sono i “mai arrivati”, menti aperte, affamati di sapere e bramosi di ricerca, di studio, di stravolgimento, sono coloro che non cercano risposte ai perché, ma nuove soluzioni alternative, impavidi della vita. Come sosteneva James Stephens “La curiosità può vincere la paura ancora più di quanto possa fare il coraggio”, è un gradino che ci innalza verso nuove visuali, mantenendo i piedi per terra, mentre la macchina dei perché, sempre funzionante, dosa i punti interrogativi e l’atteggiamento, anche sul volto rugoso, e’ dell’eterno apprendista.

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