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Mensa ponderaria: antico metodo di misura dei mercati locali

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Famose sono le mense ponderarie di Pompei site soprattutto in via dell’Abbondanza, ma si usavano anche nei nostri mercati locali, fino a non molto tempo fa, per il corretto conferimento di legumi, grano e ortaggi di vario genere

Per definizione con mensa ponderaria si indica uno strumento ricavato da un blocco di pietra su cui si aprono cavità circolari di diametro e profondità differenti, equivalenti a unità di misure basate sulla capacità.

La mensa ponderaria era destinata alle misurazioni in ambito commerciale.

A Lamezia Terme sono ancora ammirabili per le vie del centro storico di Sambiase, nonostante siano state inglobate in una colata di cemento attraverso un errato tentativo di consolidamento e recupero, oppure le si può ammirare tra le sale del Museo archeologico Lametino, sradicate dalla zona mercatale, dove erano allocate, per preservarne le fattezze.

Si tratta di blocchi in granito locale rudimentalmente sbozzati dalle dimensioni interne delle cavità ben precise, designate da un’attenta nomenclatura:

  • struppiallu: 6-7 kg,
  • quartu: 12-13 kg,
  • minzalora / 25 kg,
  • tumminu: 50 kg.

Il principio di funzionamento era molto semplice, basti pensare al metodo di stima volumetrica adottato per la misurazione dei bagagliai delle macchine: si effettua riempiendoli di sferette dal volume noto. Lo stesso accadeva nel caso dei legumi, del grano o degli ortaggi; si trattava, dunque, non della misura del peso, ma del calcolo del volume.

Con l’introduzione definitiva del Sistema Internazionale per le misurazioni nel 1961, ma già in uso alla fine dell’Ottocento che obbligava all’impiego del grammo e dei suoi multipli per conferire le derrate alimentari, i vecchi metodi di misurazione vengono via via abbandonati.

I nostri mercati, però, fanno fatica a lasciare la tradizione per la nuova imposizione, tanto è vero che lo studioso Charles-François Lenormant in visita in terra calabra tra gli itinerari della Magna Grecia che saranno poi presenti nella sua opera La Grande Grèce Paris 1884, resterà affascinato dall’uso di questi strumenti di misurazione, appannaggio di un tempo lontano ormai perduto.

Felicia Villella