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Meteo proverbiale. Se a Luglio gran calura, a Gennaio gran freddura

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meteo freddo nei giorni della merla-LameziaTermeit

Sempre più il meteo è tema di discussione nelle nostre conversazioni al punto tale da condizionarci in funzione di esso

Gli eventi climatici appassionano così tanto il pubblico, che a Rovereto è addirittura nato il primo festival italiano di meteorologia: pensate un po’!

Senza le previsioni sottomano non ci si muove più né per un weekend né per una visita ai parenti, né tantomeno per stendere il bucato. Sembrerà un’iperbole ma è proprio così! Ora, non è che ci azzeccano sempre, fateci caso!

D’altronde la scienza è tanto più vera quanto più è inesatta: non le pertiene il dogma dell’infallibilità, probabilmente per non essere disumana.

Dal canto mio sempre più mi fido della sapienza popolare (Vox populi, vox Dei), probabilmente perché ravviso nella tradizione una verità ciclica che ripropone il futuro sul solco della memoria: un calcolo statistico, magari, tradotto in un distico lirico.

E questo, lasciatemelo dire, manca a tutti i Tg, ogniqualvolta si presenta aridamente ‹‹il tempo che fa per ogni indomani››.

Orbene, a mese quasi concluso, stando ad un adagio (se a Luglio gran calura – a Gennaio gran freddura), ci aspetteremo un inizio 2020 piuttosto rigido: vedremo, allora, se  la spunta di più il nostro proverbio! Intanto, per il momento, non ci pensiamo, dedicandoci ad una lettura amena e piacevole, dedicata a questa mensilità di chiusura:

‹‹Una mattina di luglio, sonnecchiavo a Piazza Melozzo da Forlì, all’ombra degli eucalitti, presso la fontana asciutta, quando arrivarono due uomini e una donna e mi domandarono di portarli al Lido di Lavinio. Li osservai mentre discutevamo il prezzo: uno era biondo, grande e grosso, con la faccia senza colori, come grigia e gli occhi di porcellana celeste in fondo alle occhiaie fosche, un uomo sui trentacinque anni. L’altro più giovane, bruno, coi capelli arruffati, gli occhiali cerchiati di tartaruga, dinoccolato, magro, forse uno studente. La donna, poi, era proprio magrissima, col viso affilato e lungo tra due onde di capelli sciolti e il corpo sottile in una vesticciola verde che la faceva parere un serpente. Ma aveva la bocca rossa e piena, simile ad un frutto, e gli occhi belli, neri e luccicanti come il carbone bagnato›› (Moravia).

È bello accompagnare letterariamente la scansione dei nostri giorni, per essere più metereoletterari che metereopatici: non trovate!?

Prof. Francesco Polopoli