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Mimmo Rotella fra Dada e cinema: CINEROTELLA dal Maon ad Aleph Arte

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Mimmo Rotella dipinge Venerdì sera il 7 Gennaio 2000, in Germania (AP Photo/Bernd Kammerer)

Nemo propheta in patria: è ormai arcinoto che difficilmente si riesca a veder riconosciuti i propri meriti, ancor più difficile che la Calabria renda onore, in vita, ai suoi artisti più importanti. È il caso di Mimmo Rotella, uno dei protagonisti della scena artistica italiana della seconda metà del XX secolo, in qualche modo anticipatore della Pop Art e legato al Noveau Realisme francese. Rotella, celebre soprattutto per la rielaborazione dei manifesti cinematografici, è legato a doppio filo con il New Dada e con il Neorealismo italiano: celebrato in tutto il mondo, è stato esposto a Lamezia per la prima volta in Calabria, ed anche protagonista, in occasione del centenario della nascita dell’evento collaterale alla mostra “Rotella vs Dada: da Duchamp e Man Ray al New Dadaismo”, in corso al Maon (Museo d’Arte Dell’Otto e Novecento) di rende, organizzata dal centro A.Capizzano di Rende -nell’ambito dell’ottava dizione delle Mostre Annuali del Centro Capizzano-, inserita nel PAC 2014-2020 della Regione Calabria.

L’evento, organizzato in collaborazione con il Centro Aleph Arte di Tonino Pujia, ha ospitato nelle sale del Palazzo Nicotera, il critico d’arte e direttore del MAON di Rende Tonino Sicoli, e il critico cinematografico e direttore del Lamezia Film Fest – LFF GianLorenzo Franzì, introdotti da Giacinto Gaetano, direttore del Sistema Bibliotecario Lametino.

mimmo rotella

L’incontro è stato aperto proprio da Gaetano, mentre Pujia, dopo aver salutato i suoi ospiti, ha proiettato un’intervista fatta all’artista proprio da Sicoli per RaiTRe, nel 1983, e un breve documentario di Mario Foglietti andato in onda su Tv7, RaiUno, del 1993.

Nel pomeriggio sono stati protagonisti i ricordi su Rotella: dalla madre, modellista di cappelli, ai Magazzini Voltaire che lo videro protagonista insieme a tanti altri intellettuali lametini e calabresi. Sicoli ha poi egregiamente rievocato la grandezza della sua figura d’artista, di spicco in Calabria, in Italia e nel mondo, a cavallo fra New Dada e Noveau Realisme, la potenza della sua arte e il sottotesto teorico.

La parola è poi passata a Franzì, che ha sottolineato il forte legame fra Rotella e il cinema, non solo dal punto di vista puramente esteriore ed estetico, ma anche teoretico: Rotella è stato contemporaneo al Neorealismo italiano (la cui nascita, come precisa Franzì, si identifica nel 1943 con Ossessione di Visconti, poi “sdoganato” nel ’45 con Roma Città Aperta di Rossellini), e come il Neorealismo ha utilizzato materiali “bassi” per fare arte, identificandosi inconsapevolmente con il cinema anche nel momento in cui creava attraverso il riciclo di materia e materiali già esistenti.

 

Franzì ha poi introdotto il documentario “L’Ora Della Lucertola” di Mimmo Calopresti: nell’opera del regista calabrese (che narra il suggestivo incontro fra l’artista Rotella e Calopresti stesso, a Milano nel suo studio d’artista, dove lui si racconta e racconta sessant’anni di avanguardia) si ascolta Rotella confessare il suo amore precoce per il cinema e per Marylin Monroe, inventando poi lui stesso il titolo del docu facendo risalire l’espressione a quando sua madre gli proibiva di uscire a giocare proprio nell’ “ora della lucertola”, ovvero l’una di mattina, quando fa più caldo ed escono solo le lucertole.

 

Valentina Arichetta