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«‘Mpila, ‘mpila, ‘mpila l’acu, dissi ll’uarbu allu cicatu!»

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«Infila, infila, infila l’ago – disse l’orbo al cieco!»

È una sorta di cantilena che suole essere recitata, in presenza di un individuo che si rivolga, per essere aiutato, ad una persona che si trovi in difficoltà quanto o più di lui.

Nel riassumere brevemente, sul piano dei personaggi, qui starebbero insieme due talpe, a meno che uno di loro sia auguratamente più scaltro come quel Gatto di Pinocchio che, pur diminuito nel visus, sapeva allungare lo sguardo oltre le sue limitate possibilità.

Se penso ad un aforisma latino da appaiare alla mostra locuzione vernacolare, il pensiero va subito a Cicerone (De Senectute, III): «pares cum paribus facillime congregantur» o «pares cum paribus facile congregantur», che a senso può essere traducibile con «ognuno di noi sta col suo simile».

Nel nostro caso, di fronte ad un lavoro di sartoria, chissà cosa sono riusciti a fare i protagonisti del predetto motto popolare: già mi sembra di immaginarli di fronte a questa fatica eraclea non del tutto indifferente. Una precisazione: l’insistenza verbale con cui si presenta il testo fa pensare ad una tenacia compensativa, seppur infruttuosa.

Eppure va riconosciuta questa nuance semantica, capace, soprattutto per questo, di aprire scenari interessanti d’atteggiamento: l’importante, infatti, non è vincere, riuscire, cioè, ma pensare in modo vincente. E per non farci mancare nulla, magari, le nostre macchiette si sarebbero passati, come filo d’Arianna, un testo del Rodari, perché no!?

L’ago di Garda di Gianni Rodari

C’era una volta un lago, e uno scolaro
un po’ somaro, un po’ mago,
con un piccolo apostrofo
lo trasformò in un ago.

“Oh, guarda, guarda”
la gente diceva
“l’ago di Garda!”
“Un ago importante:
è segnato perfino sull’atlante”.

“Dicono che è pescoso.
Il fatto è misterioso:
dove staranno i pesci, nella cruna?”
“E dove si specchierà la luna?”
“Sulla punta si pungerà,
si farà male…”
“Ho letto che ci naviga un battello”.
“Sarà piuttosto un ditale”.

Da tante critiche punto sul vivo
il mago distratto cancellò l’errore,
ma lo fece con tanta furia
che, per colmo d’ingiuria,
si rovesciò l’inchiostro
formando un lago nero e senza apostrofo.

Prof. Francesco Polopoli