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‘Ndrangheta: colpite nuove leve della cosca Giampà, i NOMI degli arrestati + VIDEO

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È di questa mattina la vasta operazione antimafia della Polizia di Stato che sta eseguendo 11 ordinanze di custodia cautelare a carico di soggetti ritenuti attivi nella cosca GIAMPÀ.

Nelle prime ore della mattinata odierna personale della Polizia di Stato di Catanzaro e del Servizio Centrale Operativo di Roma, nell’ambito di una operazione denominata “ Nuove leve”, ha eseguito n. 11  provvedimenti cautelari emessi dalla locale Procura della Repubblica – D.D.A., a carico di:

custodia cautelare in carcere

  1. GIAMPA’ Vincenzo, inteso “il Camacio”, ‘68;
  2. CASTALDO Roberto ‘90;
  3. SCALISE Gregorio ‘92;
  4. PAONE Giuseppe ‘94;
  5. MERCURI Pasquale ‘89;
  6. ALLEGRO Francesca cl.85;
  7. MORELLO Francesco ‘85;
  8. DE VITO Marco Francesco ‘74;
  9. CAPPELLO Danilo detto “Kirbi” ‘89;

custodia cautelare degli arresti domiciliari

  1. MANCUSO Andrea, ’92;
  2. VIGLIATURO Vincenzo ’91,

tutti ritenuti colpevoli, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, di numerose estorsioni a carico di esercizi commerciali ed imprenditori operanti nella città di Lamezia Terme, nonché di atti intimidatori consistiti nel posizionamento di bottiglie incendiarie nei pressi delle attività commerciali e danneggiamenti con l’utilizzo di ordigni esplosivi.

Le attività investigative, condotte, con il concorso del Servizio Centrale Operativo, dalla Squadra Mobile di Catanzaro e dal Commissariato di P.S. di Lamezia Terme, coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, nelle persone del Procuratore Aggiunto Dr. Giovanni Bombardieri e del P.M. Dr. Elio Romano, con la supervisione del Procuratore Capo Dr. Nicola Gratteri, hanno permesso di accertare la organizzazione da parte dello storico boss BONADDIO Vincenzo cl. ’59, postosi a capo di una frangia della cosca GIAMPÀ con l’apporto di GIAMPÀ Vincenzo Tino detto “Camacio, di un gruppo di soggetti considerati “Nuove Leve” della stessa consorteria, che si adoperavano per rinsaldarne le fila successivamente alla decisione del capo cosca GIAMPÀ Giuseppe cl. ’80 di diventare collaboratore di giustizia, con l’intento di continuare nell’esercizio delle attività estorsive sul territorio per conto dei capi cosca sottoposti a regime detentivo.

E così si è accertata la responsabilità di alcuni degli odierni arrestati nella collocazione ed esplosione di un ordigno ad alto potenziale nei pressi del cancello d’ingresso della villa dell’imprenditore PERRI Vincenzo con l’intento di costringerlo a restituire la somma di 100.000 Euro al capostipite della famiglia ARCIERI, fidelizzata ai GIAMPÀ.
È poi emerso il coinvolgimento della cosca in una capillare attività estorsiva, finalizzata al sostentamento economico delle famiglie degli associati detenuti, nei confronti dei commercianti ambulanti che accorrevano a Lamezia Terme in occasione dell’annuale festa di San Giovanni.
Ed ancora s’è fatta luce sulla collocazione a scopo estorsivo, di una bottiglia molotov nei pressi di una frequentata palestra del centro.
Altro elemento di assoluto pregio delle investigazioni, condotte con l’attivazione di numerosi presidi tecnologici nonché con la puntuale analisi delle diverse dichiarazioni dei più recenti collaboratori di giustizia della cosca GIAMPÀ, attiene al disvelamento del ruolo di GIAMPÀ Domenico cl. ’81 detto “Buccacciello”, ora collaboratore di giustizia, il quale veniva riconosciuto come rappresentante esterno della cosca dopo il pentimento di GIAMPÀ Giuseppe, così da essere considerato come referente dei GIAMPÀ rispetto a tutte le altre famiglie di ‘ndrangheta calabresi.

VIDEO

Diversi dei soggetti colpiti dall’odierno provvedimento annoverano un rapporto parentale con i soggetti già tratti in arresto nelle diverse operazioni di Polizia condotte negli anni scorsi nei confronti della cosca GIAMPA’ ed in particolare, fra questi, risalta la figura di ALLEGRO Francesca cl. ’85 moglie di CHIRICO Giuseppe cl. ’82 detto “u batteru”, considerato elemento di vertice della cosca GIAMPÀ, detenuto per l’espiazione di una pena definitiva, alla quale viene contestato di aver svolto il ruolo di vettore delle indicazioni e delle direttive impartitele dal marito durante i colloqui in carcere verso gli associati in libertà.

Uno dei destinatari del provvedimento restrittivo risulta irreperibile, poiché non è stato rintracciato presso il suo abituale domicilio, e per il quale sono in atto ulteriori ricerche.

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