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Storia e tradizioni: nozze e corredo matrimoniale. L’associazione Samarcanda racconta…

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Nozze e corredo matrimoniale. L’associazione Samarcanda racconta…

Si è appena concluso l’evento «A nozze con le tradizioni calabresi: abiti, monili, pizzi, merletti» promosso dal Centro culturale Samarcanda tra la soddisfazione di Manuela Iacopetta e di Michela Cimmino, curatrici della serata

A fare da filo conduttore è l’idea di una continuità necessaria tra ieri ed oggi come investimento sulle memorie: l’albero della vita, come ha sottolineato la presidente dell’Associazione, ha uno slancio figurativo in avanti grazie alla forza solida delle radici.

Le nozze di Cana, ad apertura di questo garbato tour culturale, grazie alla lettura e all’esegesi neotestamentaria di Salvatore D’Elia, hanno fornito poi l’occasione di riflettere sul valore spirituale di una cerimonia che, ancor prima di essere un rito cittadino di usi e costumi, ha una sua pregnanza religiosa.

A seguire una fine declamazione dialettale tenuta da Salvatore De Biase, unica nel suo genere, riprodotta in un vernacolo drammatizzato, che sempre più diventa input di cittadinanza linguistica, proprio per la rarità in cui oggigiorno sta confinando.

In compagnia dell’assessore alla cultura Giorgia Gargano e del consigliere Rosario Piccioni e all’interno di una cornice salottiera, tra molti presenti ed invitati a nozze storiche, è stata presentata una terna di abiti nuziali: uno in particolare, indossato da Maria Teresa Di Benedetto, risale all’uso ottocentesco, continuato almeno fino al primo venticinquennio del Novecento, è tutto nero col velo bianco.

quadro del Sambiasino Edoardo FioreIl recupero del vestiario, documentato da un repertorio fotografico abbastanza preciso, ha fatto rinvenire anche il nome di questo capo d’abbigliamento: la verginità, questo era il suo nome con cui, tra l’altro, non poche donne lametine si sono lasciate seppellire a ricordo dell’unico loro uomo, per cui in vita ne morirono d’amore.

Oltre a questo l’abito bianco, sapientemente curato ed ingioiellato da Manuela Iacopetta, e la pacchiana, col velo e senza velo, una esposta nel salone di questa rassegna, l’altra, immortalata da una riproduzione di una tela di Edoardo Fiore e dal corposo materiale privato di Michela Cimmino, su cui gli occhi curiosi dei visitatori si sono soffermati parecchie volte, mentre la memoria naturale di lei apriva orizzonti di microstorie alquanto deliziose.

A corredo dell’iniziativa non potevano mancare particolari sulla dote: pizzi, merletti, ad esempio, che la piana in qualche modo è tenuta a rivalorizzare.

A concludere la degustazione di dolci tipici matrimoniali e lo scambio degli auguri in vista delle festività natalizie con amici e soci del centro culturale: il professor Francesco Polopoli, auspicando Natività di eventi di questo genere, ha sottolineato il bisogno di rilanciare il territorio sulla scia di tutta la sapienza popolare che ci ha preceduto.

Persino i sapori ci vengono in aiuto, come per i sospiri, i confetti ed i ginetti, preparati a banchetto per l’occasione, a dimostrazione del fatto che anche una buona cultura si possa mangiare a tavola con consapevolezza.

Lamezia. Al centro culturale Samarcanda le nozze di ieri ed oggi