Palazzo Nicotera: “Infinito Presente” di Pagano, storia di amore e Alzheimer

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La presentazione del libro di Flavio Pagano “Infinito Presente”

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Presentazione Infinito Presente di Flavio Pagano a Palazzo Nicotera

Una profonda sensibilità ed una buona dose di ironia hanno riempito ieri la sala affrescata di Palazzo Nicotera-Severisio durante la presentazione in prima nazionale del nuovo libro di Flavio Pagano “Infinito presente” (edito da Sperling & Kupfer). Flavio Pagano, nato a Napoli, è scrittore e giornalista, editorialista del Corriere del Mezzogiorno e opinionista di Donna Moderna per il quale cura una rubrica in cui raccoglie storie vere di persone malate di Alzheimer.

L’incontro è stato organizzato dall’Associazione per la ricerca neurogenetica onlus di Lamezia Terme, presieduta da Antonio Laganà, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario Lametino proprio in occasione del mese dedicato all’Alzheimer. A conversare con l’autore anche Michele Farina, giornalista del Corriere della Sera, la dott.ssa Amalia Cecilia Bruni, direttrice del Centro regionale di neurogenetica, Luigi Lupo della “Voce dell’Anc” di Cosenza e Antonio Candela dell’Associazione per la ricerca neurogenetica.

Un modo per parlare della malattia è quella di guardarla con occhi nuovi – esordisce la dottoressa Bruni – imparare a riderne”.

È proprio l’Alzheimer il fil rouge dell’incontro e del testo di Pagano “Infinito presente”, che affronta in maniera delicata ed introspettiva la malattia dando ampio spazio al punto di vista del malato, essendo il testo stesso autobiografico, nato da una storia vera e vissuta dall’autore che si trova ad affrontare la malattia della madre anziana.

Difatti durante la presentazione Pagano non si preclude al racconto di alcuni aneddoti della sua vita da figlio di una madre malata, divisa tra momenti di lucidità e torpore, momenti che riescono ancora a strappare un sorriso e momenti di paura per la perdita definitiva della persona cara. Come ha dichiarato Farina, l’autore si è messo a nudo e per farlo ci vuole anche una certa dose di coraggio, raccontando con gli occhi e con il cuore rivolti alla malattia.

La letteratura deve essere carne viva, io ho cercato la narrazione nella realtà – ci spiega l’autore – e mi sono reso conto che la realtà superava di gran lunga la letteratura. Lì ti accorgi che una qualunque giornata può diventare un romanzo”.

 Il libro ci racconta, in forma di diario, di questa donna che scopre di essere malata di Alzheimer. Il normale panico iniziale di veder dissolvere man mano i propri ricordi ed insieme veder scomparire quindi tutto ciò che si è stati fino a quel momento, sentendosi inermi nonostante lo sforzo di “trattenere la memoria”, fino alla presa di coscienza della malattia che inevitabilmente porterà la protagonista alla progressiva confusione tra pensieri e ricordi perduti.

Diviene fondamentale la vicinanza del figlio man mano che lei si aggrava. Quando non è più in grado di continuare lui decide di sostituirla, portando avanti quel diario e raccontando anche il suo dolore di figlio e l’amore che lo tiene unito alla madre fino alla fine. Importante anche il ruolo della famiglia, collante che tiene insieme una situazione che in altri casi imploderebbe, ma che questa famiglia in particolare riesce a gestire traendone la forza necessaria per andare avanti, in un percorso che accompagni questa donna anziana nel suo difficile cammino con l’Alzheimer.

È interessante come Pagano non ceda mai ad una visione pessimistica della malattia, cercando di darne una lettura diversa, a volte sarcastica, grazie alla consapevolezza che l’amore può sanare tutto. È un libro che può essere descritto come un testo d’amore piuttosto che sulla malattia vera e propria, un modo che consente di esplorare i legami più profondi, di esplorare quasi a 360° il rapporto madre/figlio.

Un’opera in cui i due io narranti in fondo sono uno solo, una sorta di simbiosi letteraria, ma anche un modo per starsi vicini senza toccarsi e poter raccontare una cosa da un punto vista così profondo che diventa un punto di vista comune e non c’è più distinzione, diventa un’unica voce del cuore che racconta una storia scissa in due parti: quella della persona colpita dalla malattia che si aggrappa disperatamente alla vita e quella della persona che gli sta accanto.

Se tu ami una persona quella persona lo deve capire, lo deve sentire, lo deve vivere“, conclude Pagano.

Valentina Dattilo

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