Sab. Mag 30th, 2020

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«Parìa n’arcissimu!»

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Parìa n’arcissimu!

«Sembrava un diavolo scatenato!»

È un’espressione che si adopera a proposito di un individuo che abbia perso completamente il controllo di sé e sfoghi la sua rabbia in modo bestiale, senza alcun riguardo per uomini e cose.

Nel nostro quotidiano vediamo l’adagio concretizzarsi nella cronaca di tutti i giorni: lo sa perfettamente la psicoanalisi che descrive questo stato come impulso improvviso di forte intensità, che porta un soggetto a episodi di parossismo. Una sorta di “raptus”, quindi, cui si auspica far seguito una «restitutio ad integrum».

Tecnicamente il nostro motto è una coniazione iperbolica al grado superlativo di “arci” (a sua volta derivativo dal tema gr. di ἄρχω «essere a capo»): penso subito all’arcidiavolo, che è «l᾿u capu d’᾿u malu cunzigliu» per estensione assoluta.

Il diavolo è lo zizzaniatore, il seminatore di discordie, insomma: meglio non cadere nelle sue trappole. Farsi irretire nelle sue maglie diaboliche comporta sovente lo sbrocco ed il fuor di matto.

Con un po’ di esorcismo domestico, cui siamo stati abituati dalle nostre sante nonne, armiamoci di pazienza, e quando la tempesta emotiva si sarà placata, grideremo al maligno con quella nota cantilena popolare che spessissimo abbiamo da loro sentito: «acqu’e bbìantu e llu diavulu a ppitrati!» (senza volerlo nominare, dico questo gran Cornuto, «acqua e vento, prima, e lapidazione, poi»), tra le altre cose non del tutto innocua come imprecazione.

Tuttavia cerchiamo di comprendere il senso di liberazione: non è che sia facile portare il peso di simili oppressioni. All’s well that ends well, ovvero tutto è bene quello che finisce bene, come diceva William Shakespeare, ispirandosi alla storia decameronica di Giletta di Narbona (Novella Nona della Terza Giornata, ad essere più precisi!): questo “boccaccio virtuoso ci sta, mentre il vaso di Pandora lo lasciamo da tutt’altra parte, magari!

Prof. Francesco Polopoli