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parole, Scudetto e musica: intervista a Galeffi

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Presentata la prima lineup della sesta edizione del Color Fest 2018 per la sessione stiva: si parte con Galeffi, e poi: Iosonouncane+Paolo Angeli, Willie Peyote, Clap! Clap!, Francesco De Leo, Cimini.

Abbiamo incontrato Galeffi, nel suo live di presentazione al TIP Teatro di Lamezia Terme:

Galeffi: ti fai chiamare con il cognome di tua madre. Ma non sei il solo, tra i cantautori di nuova generazione, ad utilizzare un cognome per definirti: ecco, lo fai per definire e personalizzare la tua musica?

Sinceramente no. Nel mio caso, non sapevo cosa utilizzare, ho aperto mille libri e pensato centinaia di nomi, pensando a varie parole: ma nessuno mi piaceva, e mi sono detto che alla fine Galeffi non è male.

Sei giovanissimo, classe ’91. Fai un genere di musica che sarebbe in teoria ascrivibile al cantautorato, anche se oggi è un genere un po’ scivoloso: però è sicuramente una musica molto basata sulla costruzione del testo. Anche se parli di argomenti molto “comuni”, nel senso migliore del termine, perché parli di amore, e amori perduti, e sconfitte –sono testi molto costruiti, pensati, ed è insolito per un ragazzo della tua età. Come sei cresciuto musicalmente?

I miei grandi miti musicali sono prima di tutto Cesare Cremonini (con annessi i Lunapop) e i grandi classici come Dalla, Battisti, De Andrè, e mi piace molto Carmen Consoli: penso sia per questo che metto particolare attenzione alle parole.

Si, infatti c’è molto di Cremonini: fino all’apertura delle vocali, ad alcuni scivolamenti, anche tecnicamente nei giri armonici.

Si, ma anche perché io gli ho proprio “rubato” qualche cosa, io sto proprio in fissa con Cesare… è uno di quei pochi che ho sempre ascoltato, fidelizzato nel tempo. Adesso poi ha fatto un album molto “cicciotto”, di maturità. Per me è il numero 1. Poi come ascolti in generale mi piace anche la musica anglosassone, i Beatles, The Verve, Amy Winehouse, il blues di Ray Charles…

Il blues ogni tanto emerge dalla tua voce: nel live che abbiamo visto questa sera (al TIP Teatro, dive Galeffi è stato il primo cantante annunciato della line up estiva del Color Fest 2018, nda) c’è qualche graffio che magari poco si adatta a Cremonini, perché a differenza sua tu hai questa voce imponente, molto impostata e corposa.

Si, diciamo che nel mio primo disco, Scudetto, ho cercato di fondere le cose che mi piacciono di più, dai bei groove vocali alla melodia (perché Cremonini) è un feticista della melodia, con la mia voce pastosa. Perché magari nel cd trovi anche dei riferimenti di stampo britannico, che nella musica indi non c’è ancora, mi sembra… o perlomeno non con quest’importanza strutturale.

Parlavamo all’inizio del nuovo cantautorato italiano: in tanti si formano sul palco, i live sono fondamentali anche a livello di comunicazione. Tu preferisci live o studio?

Live tutta la vita! In studio forse canto pure peggio… non sono abituato, non sono abituato oltretutto a stare in studio, ho fatto solo un disco e quando registri senti tutto in cuffia e sembra tutto molto finto e distante. Mentre il cd che esiste da due anni l’abbiamo sempre suonato a Roma con la formazione di stasera (pianoforte Galeffi, chitarra Luca Winkler, nda), in realtà è il live che ci ha portato ad uscire ed entrare in cuffia alle persone, non spotify o youtube, come tanti altri artisti indipendenti come Canova, i Cani… noi in realtà abbiamo fatto due anni di “cazzeggio” perché in realtà non c’era ambizione, non c’era il pensiero di riuscire a tutti i costi. C’era solo passione e divertimento, che poi sono alla base di questi testi scanzonati: che però ci hanno portato qua, ora. Quindi, meno male!

 

GianLorenzo Franzì