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Patto sociale sulla vicenda Lucky Friends: ‘No alla città delle catene’

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Non siamo una Città di carta. Siamo una Comunità in carne ed ossa, fatta da uomini, donne e bambini che, nonostante tutto, vanno avanti, vogliono andare avanti e riescono a distinguersi anche nel panorama nazionale per le capacità e professionalità, per la tenacia e per la passione.

La vicenda dei ragazzi della Lucky Friends, per come si è manifestata, è stata fotografata in mille modi, a noi ha suscitato davvero tanta tristezza.

Non si vuole qui discutere il merito della questione, vogliamo solo intervenire sui modi
pessimi, davvero pessimi.

Anni ed anni di integrazione, sacrifici immani dei genitori e degli allenatori-educatori, per far cogliere ai ragazzi “diversamente speciali” gli aspetti di uno Stato amico che accoglie e premia gli sforzi, sono stati messi a serio rischio per le incomprensibili mancanze della Dirigenza o della macchina comunale.

Mancanza di conoscenza: com’è possibile non sapere che già dal 2016 gli atleti della Lucky Friends usufruivano di Palazzo Panariti?
Mancanza di tatto e di umanità: dietro ogni decisione, pur giusta e motivata, esistono sempre delle persone, con le loro storie, con il loro sacrifici e non solo fredde carte.

Prima di prendere ogni possibile decisione si dovrebbe studiare ed istruire la pratica a 360 gradi, in tutte le sue sfaccettature e soprattutto in riferimento alle sue possibili ricadute.
Nel caso de quo sarebbe bastata una “semplice” lettera per avvisare il popolo variegato e sempre entusiasta di Lucky Friends.

Avremmo potuto evitare una vicenda penosa a dei ragazzi che, nonostante mille difficoltà, hanno sempre il sorriso stampato sul volto.
Avremmo potuto evitare di far vedere a loro ed alla Città uno Stato che mette “catene”, anziché accogliere, spiegare e promuovere alternative magari più belle e funzionali.

Al netto delle ragioni fondate o meno del Commissariamento del Comune, i Commissari vanno coadiuvati ed aiutati, perché aiutando loro si aiuta la Città.

I Dirigenti non mettano invece a nudo ataviche mancanze della macchina pubblica, ma soprattutto costruiscano un ponte verso la Comunità, fatta di persone, che non vive solo di “No”, ma anche di possibili, studiate ed auspicate soluzioni e soprattutto di garbo e buon senso.
PATTO SOCIALE