“Perìplus, rotte mediterranee” la nuova rassegna del Tip Teatro

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Dal 23 maggio al 28 giugno, nuove forme di navigazione fra arte, storia e antropologia

LAMEZIA. Parte una nuova rassegna indipendente ideata dalla biblioteca galleggiante dello spettacolo del Tip Teatro, realtà culturale attiva sul territorio lametino.

Di seguito la nota stampa:

Mettere insieme libri e persone, immagini e video, al fine di creare dibattito attorno a temi artistici, storici e antropologici fra passato e presente. Questo l’obiettivo di “Perìplus, rotte mediterranee” la rassegna indipendente pensata dalla biblioteca galleggiante dello spettacolo del Tip Teatro che parte il 23 maggio e termina il 28 giugno. 

Sono quattro gli incontri pomeridiani (tutti alle ore 18) rivolti a un target vario di persone che spazieranno nella mappatura di Perìplus all’interno del circolo culturale di via Aspromonte: 23 maggio “I dimenticati, Alessandria del Carretto 60 anni dopo Vittorio De Seta”, incontro e proiezione con Giovanni Orlando Muraca e Gianfranco Donadio5 giugno “Il vampiro e la melanconia, miti, storie e immaginazioni” presentazione libro e incontro con Vito Teti15 giugno “Restaurare in Calabria” incontro e dialogo con Giuseppe Mantella28 giugno “Antico & Contemporaneo, I bronzi di Riace” incontro e dialogo con Daniela Costanzo.

parte una nuova rassegna al tip teatro-LameziaTermeitLa rassegna

“Vuol dire circumnavigare, navigare attorno a un’isola o a un continente. Nella letteratura greca antica il termine contraddistingueva anche un genere letterario preciso: erano chiamati così quelle descrizioni dei porti di un determinato mare, con le indicazioni utili alla navigazione e talvolta con notizie etnografiche e relative alle forme di vita politica e religiosa.

L’idea del cerchio, di una maieutica reciproca, di una descrizione attiva dei fenomeni che ci circondano ha sempre contraddistinto la nostra volontà operativa.

Abbiamo creduto e crediamo ancora che operare cultura significhi continuare a porsi domande, capire quali siano quelle più giuste per il nostro tempo e provare, in maniera collettiva, ad acquisire gli strumenti giusti per leggere la realtà.

Ecco perché ci interroghiamo e interrogheremo voi in una serie di incontri, dialoghi, presentazioni di libri, proiezioni che dall’antropologia e dalla storia del nostro Mediterraneo possano farci sentire ancora una volta fieri ma dubbiosi, soddisfatti ma affamati di un comune sentire da ricostruire”.

Pillole di programma (I appuntamento)

Giovedì 23 maggio ore 18 “I dimenticati, Alessandria del Carretto 60 anni dopo Vittorio De Seta”.

“I corti di De Seta parlano di un sud abbandonato dallo stato centrale; un sud che cerca disperatamente una vita dignitosa attraverso servizi che rendano vivibili alcuni comuni, il cui isolamento geografico è accentuato dall’isolamento e l’abbandono istituzionale, apprendiamo da ilmediano.it. De Seta definisce gli abitanti di Alessandria del Carretto “i dimenticati”, una dimenticanza che non è solo abbandono istituzionale ma è anche dimenticanza rispetto all’enorme patrimonio immateriale che mondi come Alessandria del Carretto possiedono ed esprimono.

La parte centrale del documentario è incentrata su un rituale di Alessandria a matrice lucana: La pita. Che cos’è la pita? Questo rituale è indicato dagli studiosi con il termine di “culto arboreo”. Alla fine dell’inverno, in molti paesi del pollino lucano e delle zone interne della Basilicata, viene tagliato un grosso abete e viene trascinato in paese in una processione di suoni, botti, vino, cibo, canti. Parallelamente, sempre in paese, viene trascinato un arbusto, una pianta giovane, chiamata “Cimale” o “cima femmina”, che viene addobbata e fissata sul grandissimo albero. Avvenuto l’innesto, al suono di zampogne, organetti e canti, l’abete viene issato e scalato da qualche temerario”.

Gli ospiti

Gianfranco Donadio documentarista, responsabile del Laboratorio audiovisivo e cinema documentario “Raoul Ruiz”, Dams, Dipartimento di studi umanistici dell’Università della Calabria. Nello stesso Ateneo, come docente a contratto, insegna Laboratorio di cinema e antropologia. Tra i suoi recenti documentari di osservazione ci sono: “L’albero il santo e i dimenticati”, (con Agostino Conforti), “Da un paese all’altro”, “Il santo e i maccheroni”, (con Giovanni Sole) e “Mangiatene tutti”.

Giovanni Orlando Muraca artista e performer porta avanti, da qualche anno, un personale e interdisciplinare percorso di ricerca artistico-antropologica nella quale coniuga aspetti delle culture popolari del Mediterraneo con forme espressive usualmente adottate dall’arte contemporanea, nei suoi vari aspetti materiali, gestuali, comportamentali e relazionali, realizzando installazioni, performance ed happening, dove spesso coinvolge persone “comuni” con l’intento di amplificare microstorie e di analizzare ed evidenziare gli stati di tensione insiti nelle relazioni sociali.

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