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Porta a porta: un tema di letteratura diventa un vespaio di polemiche

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porta a porta

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“Perché gli ospiti vanno in televisione? Per promuovere qualcosa”:la trasmissione che mi ospita, poi, come minimo, non perde ascolto”: a dirlo con rutilante compiacimento è proprio Bruno Vespa in apertura al rotocalco televisivo di seconda serata nella prima Rete di casa Rai.

porta a porta
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Il meme del giornalismo italiano stasera si misura con due pezzi da novanta, a dir poco, eccezionali, riservandosi di chiedere in chiusura qualche accorgimento, per completare una canzone scritta per Mina all’età di 24 anni. Il conduttore chiama in causa due condottieri della lirica italiana: Vincenzo Monti ed Ugo Foscolo.
Il duetto suscita l’impaccio del moderatore: del resto, non capita tutti i giorni di accogliere in un rotocalco uomini di una certa caratura; pertanto, lascia che i due si presentino da sé, svincolandoli dalle regole, come succede a quegli endecasillabi, sciolti deliberatamente da rima in un piccolo idillio.
Che imprudenza, invece: qui l’arte si mette da parte, e da subito!

Foscolo, il letichino, si fa subito sferzante con l’immobile indifferenza delle sue battute:

“Questi è Vincenzo Monti cavaliero,
gran traduttor dei traduttor d’Omero”.

[C’è da dire, introducendomi come voce fuori dal campo, che il poeta di Zacinto non abbia realmente perdonato a Monti di aver  tradotto l’Iliade senza conoscere il greco (e quindi servendosi di traduzioni già esistenti), mi si perdoni l’invadenza da inesperto cameraman!].

Monti non è il tipo da sottrarsi alle provocazioni e con altrettanta nonchalance, virando lo sguardo sui colori dello studio televisivo, si lascia dire:

Avrò pure tradito il testo originale,

per colpevole ignoranza,

ma c’è chi me ne ha fatto dono in questa vita:

e vinta è la mia partita,

(rispetto a questo Sepolcro

“imbiancato”, aggiunge sottovoce,

e lasciandosi intendere,

perché l’altro, si sa, ha un udito sopraffino)

senza essere una lettera morta

di anonima dipartita.

Nella padronanza scenica del suo snobbante soliloquio, poi, aggiunge con lo spirito mordace di un’altercatio romana:

“Questi è il rosso di pel Foscolo detto
Sì falso che cangiò fino se stesso
Quando in Ugo cangiò ser Nicoletto;
Guarda la borsa se ti vien dappresso”.

[A parte il riferimento ai capelli rossi, scusandomi nuovamente per l’intrusione, (che comunque nella credenza popolare sono associati alla perfidia), Monti accusa Foscolo di essere falso (si chiamava Nicolò e aveva cambiato il proprio nome in Ugo) e, soprattutto, di essere sempre alla ricerca di danaro (è notorio a tutti, del resto, che sia stato spendaccione e dedito al gioco d’azzardo, con le tasche bucate, appunto!)].

Vespa intercetta le distanze esiziali tra i due e superando l’iniziale imbarazzo sposta il piano d’attenzione sull’argomento della puntata: Il narcisismo, luogo comune di tutti perché in comune con tutti. “Ammetto, a mio disdoro”, per calmare le acque già in diluvio biblico, “che dimentico persino di pettinarmi prima di andare in video. Non è nel mio carattere. Perdo la memoria, persino, di specchiarmi. Ripeto, fare tv, sì,  mi fa rientrare tra coloro che un po’narcisi sono, non lo nego, ma niente di più”.

Troppo tardi per questo suo intermezzo: incalza limaccioso Foscolo, nel furore del suo Braveheart, poco british, però! E sono subito scintille!

Sarò stato uccel di bosco e di riviera,

ma non sono stato un cervo a primavera

(alludendo alla love story intrapresa con la moglie di lui, Teresa Pikler, e rimando con un brano musicale di Riccardo Cocciante, anche lui, detto fatto, ospite in arrivo, sulle note della sigla di Via col vento in accompagnamento).

Dall’onomastico della tua donna

(sogghignando con livore, ripete appositamente il versi del suo rivale):

dell’alma mia parte più cara.

Il suo proemio dell’ira funesta?

Tutta una cornu-copia, sì d’abbondanza, la sua festa!

Povero becco,

ne chiudo per pietà il battibecco!

Intanto, in sovraimpressione compare la scritta :

Il programma sta per riprendere il più presto possibile

Il direttore della RAI, l’indomani, annuncia di aver  sospeso quel Ping Pong, per evitare un indiscreto Tam-tam, già approdato ai social, peraltro: la terza casa del Parlamento italiano tornerà in palinsesto dopo aver dato sesto all’incresciosa vicenda: lo storico scontro di Alessandra Mussolini e di Vladimir Luxuria ci è bastato, d’altronde!
La litigiosità copre l’Italia a tutto spiano, un po’ ovunque, ormai, ma la letteratura, no, quella, non può permetterselo, specie quando i gesti gestano un difficile Travaglio nel mezzo della discussione.

Tra le altre cose, era prevista la presenza di Marco Travaglio, filo-foscoliano ed allergico al nome di Monti: potevamo immaginarci come la cosa si sarebbe potuta degenerare!

Ps: Pare che dietro le quinte il direttore de Il fatto quotidiano abbia detto, commentando il ring versificato, “Due big e la Peppa Pig!”.

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

Prof. Francesco Polopoli