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Il post Covid secondo psicologi e sociologi nell’incontro “L’alba della speranza” del Lions Club Lamezia

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Il post Covid secondo psicologi e sociologi nell’incontro “L’alba della speranza” del Lions Club Lamezia

“L’alba della speranza: un viaggio verso un mondo condiviso” è l’incontro che il Lions Club di Lamezia Terme, con il suo presidente Andrea Parisi, ha organizzato al Chiostro Caffè Letterario nel Complesso Monumentale di San Domenico il 26 settembre scorso, per analizzare quelle che sono le problematiche post covid e gli scenari futuri su temi di rilevanza sociosanitaria

Quattro sono stati gli esperti interpellati, a cominciare dal dott. Giacomo Romeo che ha affrontato la distinzione tra solitudine e isolamento.

Il post Covid secondo psicologi e sociologi nell’incontro “L’alba della speranza” del Lions Club Lamezia

“La solitudine non è assolutamente isolamento – ha commentato ai nostri microfoni – ha una propria storia che è fatta anche di creatività, di riflessione, di introspezioni. La solitudine può essere paragonata al silenzio mentre l’isolamento può essere paragonato al mutismo. Infatti, nella solitudine se si vuole si può parlare e si può pensare, mentre nell’isolamento si può pensare ma, anche se si vuole, non si può parlare. La solitudine può essere paragonata alla condizione diastolica della vita, quella condizione di respiro, quella vita che molto spesso può diventare prigioniera dell’uomo faber, cioè dell’uomo che si muove e vive solo in funzione di sé stesso, senza pensare a quello che può essere l’incontro con gli altri e quindi di riempimento di quella solitudine che spesso noi avvertiamo”.

 

Il dott. Felice Raso Costabile ha affrontato la tematica dal punto di vista della sociologia: “In virtù dell’emergenza da Covid-19 – ha detto – abbiamo avuto modo di apprezzare come si siano amplificati e accelerati alcuni fenomeni sociali che erano già in divenire, che erano già il nostro presente ma che già possono raccontarci che cosa saranno gli scenari futuri. In questa direzione oggi c’è un’attenzione pubblica maggiore, si parla di transizione ecologica, di geografie umane in movimento quindi nuove migrazioni, si parla di cambiamento climatico apocalittico. L’uomo è chiamato a rispondere a queste grandi appuntamenti, facendo sì che non si possa esperire quella che è la rischiosissima estinzione della specie. Sicuramente a carattere demografico stiamo recuperando la condizione che, se nel secondo dopoguerra avevamo un incremento demografico, oggi sempre di più assistiamo a un decremento demografico, una situazione probabilmente dovuta anche a queste calamità di natura sociale, sanitaria, antropologica”.

 

Il dott. Vincenzo Maria Romeo, docente di psicologia all’Università di Palermo, ha parlato invece del narcisismo strutturale in cui ci troviamo immersi e di ‘io collettivo’, puntualizzando che “muoverci nell’idea di sentirci noi padri nei confronti degli altri significa sentire la responsabilità degli altri. Questo è l’unico meccanismo col quale possiamo ‘stare fuori’ perché altrimenti continueremo a trovarci, dentro, rinchiusi e l’istanza paterna non ci consentirà di muoverci e vivere una vita nuovamente normale”.

Infine, la dott.ssa Rossella Manfredi, Direttrice del Dipartimento Salute Mentale dell’Asp di Catanzaro, ha analizzato il legame tra Covid e femminicidio: “Il periodo di chiusura, cosa del tutto straordinaria, per molti è stato un recuperare dei momenti di intimità familiare, del tempo libero che magari poteva essere dedicato alla vita familiare, al recupero dei rapporti. Per molte donne invece è diventato un incubo, uno stare più a contatto con gli aguzzini, mariti e fidanzati violenti. Sappiamo che il lockdown è stato una mattanza per molte, con un aumento notevole rispetto all’anno precedente di femminicidi, perché costrette a condividere uno spazio sempre più ristretto con quelle che sono le persone che hanno nei loro confronti un rapporto di violenza, di subalternità e di dipendenza. Sappiamo che la violenza non è solo la violenza fisica, non è solo il femminicidio, che è l’atto finale. Molto spesso la violenza è tutta l’esperienza che le donne vivono accanto a uomini che dicono di amarle ma che vogliono solo far fronte al loro problema di dipendenza e alle loro difficoltà di stare senza. E in molte purtroppo si sono ritrovate in un tunnel da cui non sono uscite più”. Maria Francesca Gentile