Premio Caposuvero 2018: la Calabria delle eccellenze, tra voglia di giustizia e sete di legalità

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GIZZERIA. “Lo Stato non ha fatto niente per proteggere Matteo. Mio figlio era laureato eppure non riusciva a trovare la sua giusta collocazione professionale. Ha lavorato gratuitamente, e noi lo abbiamo sostenuto economicamente. Molta gente piange la miseria, la fame. Allo Stato dico di scendere dal piedistallo e di stare vicino alla gente: solo così chi ci governa può comprendere i nostri problemi”. Sono le parole di Rosaria Scarpulla, madre del biologo Matteo Vinci che il 9 aprile scorso ha perso la vita in un agguato di ‘ndrangheta a Limbadi ( Vibo Valentia). 

 

La ‘mamma coraggio’ come tutti l’hanno ribattezzata è stata ospite della quinta edizione del Premio Caposuvero alla Torre dei Cavalieri di Gizzeria insieme al marito Francesco, scampato all’attentato in cui è rimasto vittima Matteo che aveva 42 anni. I due coniugi sono stati accompagnati dal loro avvocato Giuseppe De Pace che li sta sostenendo in questa loro battaglia per la giustizia e la legalità. “Chiediamo giustizia per Matteo – ha detto l’avvocato durante la manifestazione- in questi mesi abbiamo potuto scoprire quante resistenze ci sono ancora all’interno dell’apparato statale. Per combattere la mafia bisogna conoscerla, studiarla”. De Pace ha poi sottolineato: “Dopo l’assassinio di Matteo la famiglia Vinci è stata lasciata da sola. Da parte delle istituzioni c’è stata sciatteria – ha incalzato De Pace – Non possiamo limitarci a manifestare il dolore che ci tocca solo in maniera epidermica”.

 

A consegnare il premio Caposuvero all’avvocato ed una targa ricordo ai genitori di Matteo è stato l’On. Mario Tassone, il quale ha ribadito: “Lo Stato siamo noi. Abbiamo tutti una responsabilità da portare avanti e quindi bisogna reagire e mobilitarsi”. La manifestazione organizzata dalla Pro Loco di Gizzeria guidata da Giuseppina Fragale nonchè condotta da Massimo Mercuri e Piera Dastoli, ha registrato la presenza del giornalista mass mediologo Klaus Davi che da tempo si sta occupando della Calabria e delle sue ataviche problematiche con la criminalità organizzata

“Sono rimasto colpito da questa terra, dalla sua storia, dalle sue contraddizioni – ha detto Davi – Questa è una regione che non può rimanere sotto scacco per colpa di quattro delinquenti. Durante i servizi che ho fatto, a volte, ho avuto paura ma proprio non posso accettare che dei criminali rovinino la loro stessa terra”. Il giornalista ha confermato la volontà di volersi candidare a sindaco nel Comune di San Luca, la cittadina dell’Aspromonte commissariata da diversi anni. “So che non sarà una passeggiata – ha commentato – ma non me ne importa niente. Voglio farlo”. Davi ha ricevuto il Premio Caposuvero dal giornalista Francesco Chindemi, direttore di ReggioTv. A testimoniare un’altra terribile storia di ‘ndrangheta è stato Martino Ceravolo, papà di Filippo ucciso all’età di 19 anni a Soriano Calabro. Anche Filippo è vittima innocente di mafia ma, ancora, neanche la sua morte ha avuto giustizia. Il papà del ragazzo ha annunciato che il prossimo 25 ottobre, in occasione del sesto anniversario dell’assassinio di Filippo, sarà presentato a Soriano un libro su quest’altro delitto ancora impunito.

A ricevere il riconoscimento anche Carlo Tansi, premiato dalla giornalista Maria Scaramuzzino. Al responsabile della Protezione civile calabrese sono stati riconosciuti grande coraggio e fermezza per aver, da qualche anno, scatenato una vera e propria rivoluzione nell’intento di ripristinare trasparenza e legalità in un settore di vitale importanza come appunto la protezione civile. Premio Caposuvero anche Floriano Noto e Nuccio Caffo, titolari di realtà imprenditoriali che sono tra le eccellenze della Calabria; a premiarli, rispettivamente, il giornalista Pasquale Roppa e l’imprenditore Pippo Callipo che è anche padrino della manifestazione insieme al magistrato Francesca Garofalo

Omaggiato del riconoscimento anche il giudice Giuseppe Buffone, originario di Gizzeria, attualmente nell’organico del ministero di Grazia e Giustizia. A consegnare il premio la dirigente scolastica Teresa Goffredo. Tra i premiati anche il lametino Antonio Barillà, da molti anni giornalista de La Stampa di Torino. A premiarlo è stata la giornalista sportiva Maria Rosaria Bazzano che ha consegnato il riconoscimento anche a Salvatore Miceli, ex calciatore che ha militato in squadre importanti come il Catanzaro, il Napoli e il Cosenza. Altro premio per lo sport è andato ad Eugenio Guarascio, presidente del Cosenza Calcio, che da molti anni coniuga il suo impegno imprenditoriale con il sostegno di realtà sportive riuscendo a conseguire ambiti traguardi; a consegnare il riconoscimento la giornalista Nadia Donato.

Premiata anche Teresa Calimeri oncologa ricercatrice al San Raffaele di Milano. Altri tre riconoscimenti particolari sono stati consegnati al dottor Antonio Butera, già primario della divisione di Cardiologia dell’ospedale di Lamezia; a Giacomo Muraca titolare dell’azienda “Antichi sapori” di Cicala ( Catanzaro); e al giovane regista Ernesto Censori affiancato da Nicola Marino, attore esordiente. La serata è stata animata dall’esibizione della cantante lametina Chiara Palaia e dalla sfilata di moda della giovane stilista calabrese Debora Isabella. La manifestazione sarà trasmessa da emittenti televisive regionali e anche nazionali, tra cui Padre Pio Tv e Sky; sarà inoltre realizzato uno speciale nella trasmissione TgEvents a cura di Luca Galtieri che sarà poi mandato in onda su 150 emittenti televisive italiane. Le riprese saranno curate da EsseTv e da Emmepi produzioni televisive.

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