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Premio Strega 2021. Due gli scrittori calabresi in corsa per il prestigioso riconoscimento

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Il 22 marzo il comitato direttivo del premio annuncerà i dodici finalisti del Premio Strega. L’8 luglio l’attesa finale.

Premio Strega 2021, in corsa anche due scrittori calabresi.

Ultimo arrivato tra i volumi in gara, direttamente dalla punta dello stivale, è “Lettere alla moglie di Hagenbach” di Giuseppe Aloe, edito da Rubbettino nella collana Velvet.

Aloe, cosentino classe 1962, era già stato candidato nel 2012 da Alessandro Masi e Walter Mauro all’ambito premio letterario con “La logica del desiderio” pubblicato da Giulio Perrone editore. Casa editrice che per prima ha creduto nel suo spessore espressivo capace di indagare l’animo umano, facendo dono al grande pubblico di una scrittura simbolica e introspettiva, pervasa da immagini di chiara derivazione freudiana.

Su questa scia si muove anche il suo ultimo romanzo, un noir psicologico che segue il flusso di pensieri del suo protagonista senza mai disorientare il lettore, che pur si riscopre completamente immerso e sopraffatto dalla fitta tela della sua mente.

Il personaggio in questione è il noto criminologo Flesherman che, chiamato a Berlino per un’indagine, scopre di essere affetto da Alzheimer.

La malattia è ancora allo stato iniziale ma gli episodi confusionali si fanno frequenti e segnano il caso su cui sta lavorando.

«Un romanzo all’inseguimento del sé, scritto con un linguaggio che ha tensione poetica. Dedicandosi alla ricerca dello scomparso scrittore Hagenbach, il criminologo tenta di restare aggrappato alla sua identità che sente sfuggirgli, e con essa lo stesso senso del mondo» – con queste parole il giurista e scrittore conterraneo Corrado Calabrò lo ha candidato allo Strega 2021.

Tocca altri temi invece, e altre corde, un’altra fatica letteraria calabrese in lizza, “Il popolo di mezzo” di Mimmo Gangemi.

Lo scrittore originario di Santa Cristina d’Aspromonte sembra aver detto «basta ai libri sulla ‘ndrangheta» (lo ricordiamo tra i protagonisti dell’ultima edizione di Trame.Festival dei libri sulle mafie con “Marzo per gli agnelli”) e, in forza della sua scrittura poliedrica, si fa portavoce di un altro pezzo di calabresità, facendo ritorno  alla saga familiare sull’emigrazione.

Un storia come ce ne sono state tante all’inizio del secolo scorso: la traversata di una famiglia in cerca di fortuna in America, verso quel continente tanto sconosciuto quanto crudele con gli emigranti italiani, generoso e razzista, forte delle sue promesse di riscatto.

«I figli dei figli faranno fortuna, ma nessuno di loro potrà dimenticare che i nonni hanno lottato e sono morti per costruire le fondamenta di un paese che a dispetto di ciò che si propugna, come la più grande democrazia del mondo, è armato fino ai denti e in piena modernità ancora manda a morte coloro che ritiene colpevoli» ha osservato Raffaele Nigro che ha candidato Gangemi al premio.

«Noi non eravamo né bianchi, né neri, appunto un popolo di mezzo discriminato benché avesse alle spalle il dolore per una terra lasciata  – chiarisce lo scrittore, che aggiunge – il popolo di mezzo di oggi attraversa il Mediterraneo e qui in Italia trova una politica spesso becera e razzista che dimentica la storia italiana».

Un romanzo che si rende necessario, visti i tempi e le discriminazioni che corrono, e che si aggiunge ai ben 62 titoli proposti quest’anno, per quella che si può definire un’edizione da record.

Dopo Corrado Alvaro nel 1951 con l’opera “Quasi Una Vita”, nessun autore calabrese è riuscito ad aggiudicarsene il podio.

Che non sia giunto il momento del riscatto letterario per una terra che tanto ha (o avrebbe) da dire in termini di arte, cultura e bellezza?

Maria Francesca Gentile