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“Primavera della Calabria”: nuovo progetto rivolto agli studenti

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Il laboratorio politico “Primavera della Calabria” promuove un webinar sulle regole in tema di “curriculum dello studente”

Comunicato Stampa

Dal mondo della scuola all’accesso al lavoro nella pubblica amministrazione, uno stesso filo rosso lega le ultime scelte governative: la deriva verso un modello “capitalistico”, che taglia le gambe chi può meno e crea laceranti disparità. Scelte in palese contrasto con lo spirito costituzionale per il laboratorio politico “Primavera della Calabria” che ha promosso un webinar sulle recenti regole in tema di “curriculum dello studente” e accesso ai concorsi pubblici.

“Serve un’azione consapevole e congiunta per smontare gli ostacoli che creano gravi disparità di accesso alle nuove opportunità di lavoro. Il nostro laboratorio vuole avere una funzione proattiva: noi non denunciamo soltanto ma vogliamo proporre soluzioni. Il futuro delle nuove generazioni è uno dei pilastri della nostra azione politica, in particolare in una regione come la Calabria dove tante e tanti giovani talenti non trovano sbocchi e sono costretti ad andare via”, ha detto la portavoce di “Primavera della Calabria” Anna Falcone introducendo il dibattito, coordinato dalla giornalista Terri Boemi.

A mettere in evidenza le palesi contraddizioni e il “profumo di incostituzionalità” del curriculum dello studente, Marina Neri che ha ricordato come “il curriculum dello studente, introdotto dall’allora governo Renzi e poi finito nel dimenticatoio, è stato riesumato dal mondo dell’oblio del ministro Bianchi in questo drammatico momento storico, al termine di un anno in cui i ragazzi hanno avuto una vita extrascolastica estremamente ridotta, a soli due mesi dagli esami di maturità.

Non tutte le attività extrascolastiche sono sostenute dalla scuola, molte sono a carico delle famiglie.

Questo crea evidenti disparità: la scuola finisce di essere ascensore sociale ma diventa ratificazione di diseguaglianze sociali.” Considerazioni simili sul tema delle regole dei concorsi pubblici delineate dall’art. 10 del decreto targato Brunetta, ora ancora in discussione in Parlamento, che “introducendo una preselezione sui titoli e non sul merito crea un’evidente disparità che stride con la Costituzione”.

Voce al mondo della scuola con la giovane studentesse del liceo linguistico di Reggio Calabria, Vittoria Onesto, che ha messo in evidenza “il disorientamento di tanti maturandi che, come me, a due mesi dagli esami, dopo oltre un anno in cui per l’emergenza sanitaria non abbiamo potuto svolgere nessuna attività collaterale alla scuola quindi non abbiamo potuto conseguire nessuna certificazione”, e la docente Francesca Labonia per la quale l’introduzione del curriculum dello studente a due mesi dagli esami di stato è “l’ennesima tessera di un puzzle che si sta costruendo da decenni sempre più e che fa diventare la scuola sempre più lo spazio in cui l’uomo diventa imprenditore di se stesso, colleziona crediti, costruisce competenze da vendere sul mercato del lavoro, snaturando la missione reale della scuola”.

Altro che “ringiovanimento” della pubblica amministrazione l’operazione introdotta con l’ultimo concorso per il reclutamento di 2800 tecnici nelle pubbliche amministrazioni delle regioni del Sud per il docente dell’Università della Calabria Walter Nocito, che ha messo a fuoco i dati delle domande pervenute in base ai quali “le regole stringenti dell’algoritmo hanno nei fatti escluso i giovani: per tre dei cinque profili previsti dal bando, la media dei partecipanti è 42/44 anni. Gli eliminati dalle preselezioni in base ai titoli sono in gran parte tra i 20 e i 35 anni”. Regole che per Luigi Innocente collaboratore di agenzia finanziaria “in nome di velocizzazione, flessibilità e regole anti-Covid, bloccano le opportunità per tanti giovani. Un fatto inconcepibile in un Paese con un tasso di disoccupazione tra i più alti in Europa e con una pubblica amministrazione “bloccata” da anni e con un urgente bisogno di rinnovamento”.

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