Quattro anni senza Gabriel García Márquez. Una vita vissuta per essere raccontata

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A quattro anni dalla morte, ricordiamo Gabriel García Márquez

Il 17 aprile del 2014 ci lasciava per affrontare l’ultimo suo viaggio l’amatissimo Gabriel García Márquez, creatore di quel mondo realisticamente fantastico che è Macondo, padre di caratteri e storie che ciascuno di noi, lettori comuni, non può che tenere serbati nel proprio cuore.

Gabo, sguardo implacabile sulle donne e sugli uomini del suo tempo, su una Colombia colorata e magica, fatta di superstizioni e culture mescolate le une alle altre. Gabriel García Márquez, premio Nobel nel 1982, maestro del racconto surreale, fiamma mai spenta dell’immaginazione e del sogno.

Ricordiamo ogni sua opera come immortale, ogni sua parola come scalfita sulle nostre menti di lettori, ogni suo consiglio aleggiante sulle scrivanie degli scrittori.

L’ha davvero vissuta per raccontarla la sua vita. Per raccontarcela. Per regalarcela quando eravamo tristi, euforici, insonni.

Non ha lesinato nulla, donandoci tutto il suo vissuto, reale o immaginario.

Quattro anni senza Gabriel García Márquez. Quattro anni senza Gabo e non sentirli. Non aver mai avvertito la sua assenza perché tale non è stata.

Dalla penna del Maestro abbiamo ereditato l’immortalità di Cent’anni di solitudine, de L’amore ai tempi del colera, di Cronaca di una morte annunciata e tanti altri scritti brevi e meno bravi che hanno alimentato la nostra fantasia di lettori, di figli letterari di un padre di cotanta grandezza.

Gabriel García Márquez ci ha narrato della sua Colombia, lo ha fatto da giornalista prima e da scrittore poi. Ci ha mostrato un’America Latina come mai l’avevamo vista, come la vedeva lui: attraverso il prisma del realismo magico.

Un patrimonio, quello ceduto da Gabo all’umanità, che lo manterrà sempre vivo.

Quattro anni senza Gabriel García Márquez. Quattro anni insieme a Gabo. Per sempre.

Redazione

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