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Quo vado nel Latinorum di Checco Zalone

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Gli epigoni e i mestieranti delle mozioni e delle metascissioni, travolti dal reflusso migliorista, creano oggi commedie e antimondi da strapazzo.

Un regno della metaletteratura per estetiche del non romanzo: una Pazza idea in una pessima Italietta, ovunque! Ed in tanti Comuni è persino una battuta d’arresto che arresta la crescita di un territorio, agli arresti, tra l’altro!
A fare da contrappeso, fortunatamente, è un buon film ristoratore: un assemblaggio di ilarità che è assembramento di verità, per la serie Castigat ridendo mores, come per “Quo vado?” di Checco Zalone.
[La scelta sarcastica del nome richiama ironicamente la celebre locuzione latina “Quo vadis?”, riportata in un libro apocrifo, in cui viene raccontato l’incontro tra san Pietro e Gesù, durante la persecuzione dei cristiani ordinata da Nerone.
In quel frangente Gesù, fuggendo da Roma, incontra san Pietro che gli chiede “Quo vadis, Domine?” (Signore, dove vai?)].
Il protagonista è uno sfaccendato lavoratore statale che non si arrende al dimagrimento della riforma amministrativa, e pur di difendere con le unghie e coi denti il posto fisso e non patteggiare la buonuscita, accetta di farsi spedire nei posti più sperduti d’Italia e d’Europa.
Ad essere sbeffeggiati, e non cursoriamente, sono certi vizi nazionali: in primis, il culto del Posto Fisso e la dipendenza dall’assistenzialismo statale.
Dunque film politico, nella sua apparente evasività, nei panni di un attore che è contemporaneamente cartoon e personaggio di carne e sangue. Satira sociale in un italum acetum che dalle atellane arriva fino alla drammaturgia plautina.
Latinorum, quindi! E non posso che ritagliare di lui una Biographia ad hoc in un viciniore stile ciceroniano. Bell’e posta per un Protone della risata come lui, positivo e propositivo, ma senza prosopopea:
Checco Zalone (Dialectus Bariana: Che cozzalone; latine: Homo Rusticissimus), alias Lucas Paschalis Medici (Barii die 3 Iunii anno 1977 natus), est cantor et comoedus Italicus. Medici Capursii vivit et in Lyceo Scientiarum “Sante Simone” studuit. Postquam lyceum doctor in lege factus est. Stilus eius “dementialis” vocatur et in eius cantibus Neapolitane loquitur (etsi Barianus sit) maleque grammatica Italica utitur.
“Quo vado”, pellicula comica anno 2016 magna cum clamore in Italia edita, res publico Italici gestas enarrat, cuius nomest est ipse Checco. In hac agunt hi histriones in sequentia: Checco Zalone, Eleonora Giovanardi, Sonia Bergamasco, Linus Banfi, Azzurra Martino, Ludovica Modugno, Ninni Bruschetta, et cetera.
Che la lingua romana piacesse al cabarettista, lo si deduce anche dai suoi studia humanitatis ed è forse la ragione implicita per cui in un frame del suo film fa rimare e ritmare, a mo’ di filastrocca, l’astrofisica Margherita Hack con la forma triviale ‘fuck’: una vendetta comica servita a freddo nei confronti della nota detrattrice dell’antico che de “Il latino mi è servito a ben poco” non ne ha fatto mai mistero.
Zalone non è nuovo al latino maccheronico o vitalmente contraffatto, ma ne è un continuatore sagace sulla scorta di un repertorio esilarante per tanti studiosi e studenti. Già, Studium, che è il significato dell’Amore! Anche nell’accezione di gioia, aggiungo Io, come per la nona sinfonia di Beethoven. Ergo…..

Quando la traduzione, come tradimento, risulta essere impeccabile:
una gag, praticamente!

Ave Cesare, morituri te salutant = Ave Cesare, li mortacci di quelli che osano salutarti.
Barbaque erat promissa = Si era rimasti per un barbecue.
Caesar instruxit aciem = Cesare istituì l’ACI.
Caesar, mutatis mutandis, profectus est = Cesare, dopo essersi cambiato gli slip, sta una bellezza.
Carpe diem = Oggi, pesce.
Castigare ridendo mores = Castigare i negri ridendo.
Divide et impera = Dividi a dadini e infilali dentro una pera..
Omnia munda mundis = Tutto il mondo è paese.
Pax insigna est = L’insegnante è pazzo.
Pecunia non olet = Le pecore non hanno bisogno di essere oleate.
Roma caput orbis = Roma, capitale dei non vedenti.
Scripsit comoedias sex = Scrisse commedie erotiche.
Totium regis Romae = Totti re di Roma.
Tu quoque Brute, fili mi = Sei un pessimo cuoco, figlio mio (su questa frase dibattono da secoli i più grandi latinisti mai esistiti riguardo una seconda plausibile traduzione: “Anche tu sei brutto, figlio mio.”)

E per chiuderla in ischerzo, come direbbe Carla Fracci, la signora e l’etoile del balletto, il Latino aiuta a ragionare ma anche a sorridere. Un’esultanza a passo di danza! Un, due, tre e quattro….

Gradus ad Parnassum, non una scala docimologica, intendiamoci! O i ragazzi rimangono dietro le quinte…

Prof. Francesco Polopoli