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Raffaele Mazza alla “Biennale dei Normanni” con l’opera “Desideravo Amore”

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desideravo amore -tutti i diritti riservati-

Nella spendita Monreale, dal 12 al 18 settembre, si è tenuta la “Biennale dei Normanni”, quest’anno, alla sua prima edizione, curata da Effetto Arte di Palermo, la casa editrice Art Now e lo studio di consulenza artistica Russo di Roma

Un evento fortemente voluto dal Comune di Monreale, nella persona del Sindaco Arcidiacono e dell’Assessore alla Cultura Davì, che hanno contribuito alla realizzazione della mostra.

Oltre 400 Artisti Contemporanei da 80 Paesi, selezionati su oltre 3000 candidature, la mostra internazionale si è presentata ai visitatori con una rappresentazione significativa di creatività attuale, sollecitando, uno scambio culturale qualificato.

Inaugurata dal Prof. Vittorio Sgarbi, con Angelo Crespi, Edoardo Sylos Labini e le Autorità Locali. Il percorso espositivo si è snodato dal Museo Civico d’Arte Moderna e Contemporanea “Giuseppe Sciortino” (piazza Guglielmo II) , agli ambienti di Villa Vittorio Veneto (piazza Villa Vittorio Veneto 6) che ha ospitano la sezione estera.

Sgarbi e la dott. Carlino

In questo straordinario ed esclusivo contesto, con il presupposto di proporre narrazioni visive, di Artisti destinati a essere ricordati nel tempo, in un magico scenario, capace di donare al fruitore uno spaccato artistico contemporaneo con tante nuove testimonianze creative, Mazza è stato chiamato dalla Dott.ssa Carlino, Curatore e Consulente artistico, con l’opera “Desideravo Amore”, che unitamente ad altre opere ha fatto si, che l’elemento femminile fosse rappresentato un po’ in tutte le sue possibili sfaccettature: dalla maternità, all’eros, ma anche alle denunce sociali legate alla violenza sulle donne.

Con la sua opera Mazza, ha denunciato il dramma dell’aborto, identificato nelle particolarità anatomiche della donna, ossia il seno e l’addome.

Nell’opera “Desideravo Amore”, si concretizzano da un lato, l’amore incondizionato dei “bambini mai nati”, dall’atro le ferite della donna nel suo essere più profondo, non solo da un punto di vista fisico, ma anche mentale, emotivo, relazionale e spirituale, nell’atto in cui si realizza la “cancellazione” di una vita.